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Class action, prime cause al via

Il 21 dicembre 2007 è stata introdotta in Italia la class action, l’azione collettiva. Uno strumento, diffuso negli Stati Uniti a partire degli anni ’60, che permette ai consumatori di unirsi nella richiesta di un risarcimento danni. Seppur con sensibili differenze rispetto all’impianto legislativo americano (che sbilancia l’ago a favore dei risparmiatori) la formula italiana è per ora riuscita a mettere d’accordo imprese e associazioni dei consumatori. Queste, insieme ai comitati, sono gli unici organismi che possono portare in giudizio cittadini che hanno stipulato contratti seriali (standard) e che ritengano lesi i propri diritti.

Dal 1° luglio sarà possibile portare in giudizio le prime azioni. Per questo motivo è già partita la raccolta di adesioni alle prime cause collettive. Le associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori, stanno promuovendo le prime due azioni: una per tutti i risparmiatori traditi, che hanno acquistato dal 2001 ad oggi obbligazioni di società e stati (come nei caso dei bond argentini) andati in default. L’altro per il risarcimento danni derivanti da anatocismo, ovvero la contabilizzazione trimestrale degli interessi passivi sui prestiti. Sui siti delle due associazioni è possibile scaricare i moduli da compilare per chi voglia aderire all’azione collettiva. In pochi giorni sono già stati effettuati 16.500 download. Si stimano, solo per le cause sul risparmio tradito, circa 200mila adesioni.

Mentre sono allo studio, per i prossimi mesi, altre tre possibili class action:

1) Simmetria dei tassi. L’articolo 10 del decreto Bersani del 4 luglio 2006 stabilisce che le banche devono adeguare i tassi di interesse alla politica monetaria della Banca centrale europea. Violando questo principio, secondo Adusbef, gli istituti avrebbero incamerato sinora 6 miliardi di euro.

2) Rendimenti dei fondi sotto le attese. Allo studio c’è anche una class action contro contro i fondi comuni di investimento. Secondo uno studio di Mediobanca, infatti, solo nel 5% dei casi ottengono una performance in linea con quanto prefissato (benchmark).

3) Compagnie telefoniche. Addebiti di telefonate satellitari mai effettuate e delle spese di spedizione delle bollette. Sono questi alcuni di comportamenti in base ai quali alcune compagnie telefoniche potrebbero finire nel mirino di una prossima azione collettiva.

Radiocor24 minuti