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Il conto europeo della recessione Usa

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Prima considerazione: la crisi dei derivati subprime è scoppiata negli Stati Uniti e si è poi diffusa a macchia di leopardo nelle principali economie del pianeta (nei giorni scorsi, last but non least, la francese SocGen ha annunciato svalutazioni per 2,3 miliardi di euro nel IV trimestre 2007 legate alla crisi subprime, questa mattina la svizzera Ubs ha annunciato una maxi perdita nello stesso quarto portando aggiornando il buco complessivo generato dai subprime a 18,4 miliardi di dollari).

Seconda considerazione: la recessione economica (che durerà almeno per un paio di trimestri del 2008 secondo le stime delle banche d’affari) colpirà gli Stati Uniti. L’Europa, dove è previsto un rallentamento (secondo il Fondo monetario internazionale la crescita in Eurolandia nel 2008 sarà dell’1,6% contro il 2,1% inizialmente previsto), mostra allo stato attuale uno stato di salute più solido.

Eppure, a giudicare dall’andamento delle Borse, sembra che le recenti anomalie e sventure dell’economia siano appannaggio europeo (e dei risparmiatori del Vecchio continente) più che degli Stati Uniti. Il Dow Jones, infatti, è sostanzialmente invariato nell’ultimo anno (-0,08%) contro il -18% di Piazza Affari e il -5,68% di Londra e il -22,85% di Tokyo.

Indice

Borsa

Var.% ultimo anno

S&p/Mib

Milano

-18,21%

Ft-Se 100

Londra

-5,68%

Xetra Dax

Francoforte

+2,48%

Nikkei 225

Tokyo

-22,85%

Dow Jones

New York

-0,08%

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