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Fondi di investimento, attivi o passivi?

Finanzaattiva
Tra gli ambienti finanziari circola il rumor secondo cui la gestione di molti fondi comuni di investimento sia poco dinamica. Ovvero, che le masse gestite vengano impiegate in panieri ben definiti, selezionati, rinchiusi in formule matematiche. Il sospetto è, quindi, che l’ingegneria finanziaria stia rimpiazzando gran parte del lavoro decisionale e operativo dei gestori, chiamati a cogliere gli umori dei mercati e a direzionare gli investimenti nelle forme più remunerative (in base alle strategie e al profilo di rischio del fondo).

Sta di fatto, che se questo rumor fosse vero, i fondi di investimento (a gestione attiva) non si discosterebbero poi così tanto dagli Etf (fondi a gestione passiva che replicano l’andamento di un indice o paniere).

Se fondi attivi e Etf convergono, quindi, quale vantaggio si avrebbe dall’investire nei primi prodotti (commissioni oltre l’1,5%) rispetto ai secondi (commissioni ferme allo 0,4%)?

  • Andrea |

    I fondi si valutano con i numeri e non con le parole.
    All’investitore mancano dati per scegliere fra investimenti alternativi.
    Prima di investire nei fondi comuni italiani è utile consultare il sito
    ABFondi il portale di accesso al risparmio gestito in Italia
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    A. Botta
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  • Vito Lops |

    Non sarei così critico con la finanza quantitativa..
    Focalizzerei il discorso sulle commissioni e sui rendimenti..
    Credo che una mano (in teoria) potrebbe arrivare dai consulenti indipendenti, figura introdotta in Italia dalla direttiva Mifid..

  • Francesco F. |

    Ciao Vito ,condivido in parte il tuo post,il problema non sono i gestori o i fondi ma tanti pseudo investitori che come i polli sono fatti solo per essere spennati e fatti al forno.
    Ti racconto una storia :
    Tony Dye era un gestore della Philips&Drew e gestiva grosse somme di danaro per conto di fondi pensione nel comparto azionario.Nel 1996 tony dye ritenne che i 4000 punti della borsa di londra Ftse100 erano eccessivi,cosicche’ prese profitto e converti’ gran parte del denaro dei suoi clienti in liquidita’ e lo mise su un conto ben remunerato.Avendo ritirato ben 7 miliardi di sterline dal mercato azionario venne ben presto deriso dai suoi colleghi e clienti mentre il ftse100 continuava a salire e Dye risultava sempre piu’ stupido agli occhi degli” investitori”.Nel 1999 in piena euforia la Philips&Drew perse piu’ clienti di qualsiasi altro gestore di fondi.Dye insistette nel sostenere che il mercato era sopravvalutato,si tenne lontano da titoli internet e mantenne una quota elevata di liquidita’.Ovviamente i clienti incavolati non ci misero molto a LICENZIARLO.Dye perse il lavoro ,ma aveva ragione.Prima che la Philips&Drew avesse tempo di cambiare la sua strategia ,la borsa inizio’ a crollare.I titoli internet ,telecom e dot.com a picco.Le azioni di” valore”che erano fuori moda ,che Dye aveva conservato,si comportarono bene e la liquidita’ si rilevo’ piu’ preziosa di una speculazione mordie fuggi.La philips&drew balzo’i cima ai prospetti delle performance dei fondi,facendo guadagnare a i suoi clienti quando l’ftse100 crollava dai 6400 punti del 2000 a 3300 punti .Centinaia di gestori che si erano dimostrati sciaguratamente in errore ,conservarono il loro posto e buona parte dei propri clienti perche’ si erano sbagliati tutti insieme ,in branco.Tony dye aveva deciso di andare per la propria strada,alla fine venne discolpato,ma non prima di essere abbandonato dai suoi clienti e licenziato dal suo datore di lavoro.Il problema principale dei gestori dei fondi sono gli incentivi sbagliati,scegliendo una via diversa dalla massa ,acquisteranno qualche cliente se avranno successo,ma perderanno l’impiego in caso contrario.E’molto piu’ sicuro seguire il branco, soprattutto se un branco di “masturbati mentali”con trading system, modelli quantitativi,market neutral e quant’altre diavolerie che l’industria finanziaria oggi ci mette a disposizione.
    Un saluto Francesco

  • Luca |

    In effetti credo che oggi, per chi abbia deciso di investire in un fondo comune e non in un altro strumento, la soluzione dell’Etf sia nettamente da preferire. Complimenti per il blog!

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