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Conti correnti “no cost”

In Italia ci sono oltre 33 milioni di conti correnti. Di questi, circa 10 milioni sono home banking (ricerca di Kpmg). Tra questi, meno della metà sono conti correnti online puri. Per la gran parte, invece, si tratta di prodotti di tipo misto che affiancano funzionalità di home banking a quelle classiche dello sportello tradizionale.

Pur appartenendo entrambi alla schiera dell’home banking c’è una semplice differenza che li divide:  gli uni non hanno spese, gli altri costano fino a 150 euro l’anno (oltre ovviamente ai bolli statali di 32,4 euro che sono obbligatori per qualsiasi conto salvo che questa spesa non sia promozionalmente accollata dalla banca).

A questo punto c’è da chiedersi: ha senso spendere dei soldi quando c’è un’alternativa gratuita? Gli apocalittici direbbero che il concetto di sportello tradizionale va preservato, che è importante avere un contatto diretto, umano, con un funzionario in grado di aiutarci a compiere le operazioni bancarie e a risolvere problemi inaspettati.

Gli integrati confuterebbero questa tesi rilanciando sul fatto che i conti correnti online puri sono talmente semplici da usare e altrettanto sicuri che è impensabile oggi, una volta sconfinato ormai da qualche anno il terzo millennio, che ci sia ancora una domanda verso i conti tradizionali.

La risposta, a mio avviso, sta nel mezzo ma l’ago della bilancia è nettamente a favore dei conti online puri. Questi, infatti, al contrario di quanto si creda, permettono anche di rivolgersi a uno sportello per compiere le operazioni tradizionali (versamenti, ritiri di assegni circolari, etc.).  Qualora occorra, infatti, si appoggiano alle filiali delle banche madri, garantendo difatti servizio completo al proprio cliente. Pur non avendo nessun costo.

Gli integrati avrebbero torto, però, se consigliassero questi conti a tutti. Per i figli del baby boom, per intenderci quelli che hanno più di 50 anni e che in molti casi hanno una minor dimestichezza con le nuove tecnologie (sarebbe strano il contrario) sarebbe meglio optare per la seconda soluzione, che potremmo definire "Home banking di primo livello", ovvero scegliere un conto innanzitutto tradizionale, ma con l’opzione home banking, pagando circa 150 euro l’anno.

Chi, invece, si sente sufficientemente schietto dinanzi a un pc, sbaglierebbe se non propendesse verso soluzioni no cost. Perché dimostrerebbe una diffidenza che, se nel caso dei suoi genitori è ampiamente giustificata, nel suo, invece, sarebbe un passo indietro bello e buono. Perché pagare quei 150 euro non avrebbe senso.

sds