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Non convince la metaricerca di Google

Google non fa solo il motore di ricerca. La società di Mountain View (record storico al Nasdaq a 633 dollari) da un po’ di tempo ha deciso di fare anche un altro tipo di ricerche, ovvero le indagini e i sondaggi a campione. Al pari di tante svariate società di marketing. E’ giusto? E’ corretto che il più grande motore della Rete faccia, dunque, metaricerche utilizzando il vasto database di dati degli utenti e le venda a scopo pubblicitario?

Nell’ultima "metaricerca" di Google, diramata agli organi di stampa due giorni fa, si scopre che i risparmiatori italiani prima di acquistare passano da Internet.  Nel dettaglio, dei 25 milioni di persone che hanno acquistato prodotti finanziari nell’ultimo anno, il 76% (19 milioni di persone comprese tra i 18-60 anni) ha navigato in rete per raccogliere la documentazione necessaria per comprare prodotti finance.

Ecco altri aspetti interessanti che emergeno dall’indagine (condotta via web su un panel di 1000 soggetti, campione rappresentativo di 25 milioni di utenti Internet).

Ai primi posti, tra i più cercati e cliccati, vi sono gli investimenti e i prodotti pensionistici, seguiti dai prestiti e dai mutui. Secondo l’analisi 8 acquirenti su 10 cercano attivamente le informazioni online e si stima che l’utilizzo di Internet sia quindi destinato a crescere.

Tra i punti di forza della rete gli intervistati hanno riconosciuto la facilità di accesso e d’utilizzo del mezzo, la possibilità di confrontare e aggiornarsi sui prodotti e sui prezzi, oltre all’importanza di documentarsi sull’opinione delle altre persone. per compiere in modo più preparato e consapevole i successivi passi verso la scelta finale; una scelta per la quale gli utenti della rete si "costruiscono" una maggiore qualificazione, per confrontarsi adeguatamente con intermediari e professionisti del mondo finanziario. Dopo la rete seguono le banche e le informazioni raccolte da amici e consulenti, più rilevanti ancora dei media tradizionali, come la TV.

La parte che non mi convince è il tornaconto pubblicitario di Google nella parte in cui viene riportato che La ricerca di informazioni su Internet – attraverso motori di ricerca come Google, segnalato da 8 navigatori su 10 – rappresenta una sorta di pre-requisito conoscitivo.

E’ evidente che anche in questo caso come per tutte le ricerche condotte da società private, i dati devono essere presi con le pinze, perché il contenuto dell’indagine è viziato da contenuti pubblicitari, spesso nascosti (come in questo caso) in una frase incidentale.

Mi stupisce che anche Google che fa del "Don’t be evil" il suo motto, abbia imboccato questa strada perduta del marketing.

Anche se i dati che emergono sono parecchio interessanti per un blog come questo dedicato alla trasparenza finanziaria (scoprire che cresce il numero di utenti che si informa prima per porre una maggiore barriera critica rispetto ai consigliati interessati di promotori e sportellisti è senz’altro una buona notizia) ho deciso di focalizzare questo post sull’eventuale correttezza di questi dati, perché non è da escludere che siano forzati da logiche di marketing.

  • Vito Lops |

    Grazie, mi fa piacere che anche chi era “sul campo” conferma questa riflessione.

  • Gmarco |

    Ho partecipato alla presentazione dei dati, le tue perplessità sono analoghe alla mia
    Secondo me il campione non era corretto. Google ha scelto sin dall’inizio perosne che hanno usato internet per raccogliere info su prodotto finanziari. E’ ovvio che i risultati lo conferminno

  • Davide T. |

    Secondo me c’era d’aspettarselo un fenomeno del genere: cioè oggi Internet viene utilizzato come mezzo d’informazione in molti settori, si pensi sopratutto all’elettronica e all’informatica; è “normale” oggi documentarsi e confrontarsi sull’acquisto di un notebook o di un televisore su Internet prima dell’acquisto. L’estensione ai prodotti finance la vedo dunque naturale per quest’aspetto, anche perchè questi prodotti, potendo avere un rendiconto futuro( parliamo sempre di attività speculativa alla fine), interessano maggiormente a chi decide di intraprendere queste strade!
    Certo il fatto che sia Google a dare questi risultati è un po preoccupante, insomma quel motto “Don’t be evil” è in un certo senso violato così…

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