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E se il petrolio fosse venduto in euro?

"E’ un bene che la gente non sappia come funziona il nostro sistema monetario. Perché, se così fosse, credo che ci sarebbe una rivoluzione entro domani mattina".

Euroil

Questa frase pronunciata dall’imprenditore Henry Ford più di 70 anni fa potrebbe tornare attuale.

Cosa succederebbe, infatti, se il petrolio venisse venduto in euro anziché in dollari? Secondo Paolo C. Conti e Elido Fazi, autori del libro "Euroil", da poche ore in libreria, ci sarebbero importanti conseguenze geopolitiche perché verrebbe infranto l’asse petrolio-dollaro su cui gli Stati Uniti hanno impostato la crescita della loro superpotenza dal Piano Marshall ad oggi.  Il dollaro perderebbe lo status di riserva mondiale?

Non solo riflessioni.  Secondo gli autori questa rivoluzione potrebbe partire dall’isola di Kish, un piccolo lembo di terra dell’Iran dove si lavora all’istituzione della Borsa del petrolio in euro. Uno scenario, questo, che potrebbe scatenare un nuovo conflitto mondiale al quale il Pentagono è già pronto.

Un’insieme di visioni suggestive in un piacevole libro che consiglio. Di cui cito un altro, simpatico, stralcio.

"Il dollaro è ormai simile a Willy, il celebre coyote dei cartoni animati. Nell’inseguimento del suo storico nemico Beep-beep, varca l’orlo di un precipizio, continua per un po’ a correre in aria fin quando non si accorge di trovarsi nel vuoto e si schianta per terra. Sono anni che il dollaro corre nel vuoto. Il problema è capire se e quando si schianterà, o se riuscirà a fare un atterraggio morbido. Tutti concordano su un punto: gli squilibri strutturali degli Usa non sono sostenibili, a meno che non vengano difesi con una serie continua di guerre".

  • omnipresente |

    tutti sbagliati i vostri commenti!
    oggi 24 febbraio 2010 le cose sono diverse!!!

  • Francesco F. |

    Ciao vito ,la mia tesi che ho esposto sul primo post ha trovato un altra conferma.la domenica ho un po’ piu’ di tempo per leggere i quotidiani e mi hanno colpito due articoli completamente agli antipodi uno su repubblica alla pagina culturale scritto da Dario fo che incrociando autorevoli dichiarazioni di geologi e giornali e fantasie catastrofiste pronostica la fine imminente del petrolio e uno articolo a pag 29 del corsera di ieri scritto da Ennio Caretto che dice cosi'”Petrochina va in borsa ,Buffet a sorpresa vende”.Nell’articolo si fanno varie ipotesi al riguardo,dato che Warren Buffet tace e si rifiuta di giustificare la sua mossa,dal boigottaggio della compagnia che opera in Sudan alla ghiotta plusvalenza gia’ realizzata ,ma forse la ragione piu’ semplice è che il prezzo del petrolio nel giro di 2 anni è destinato a crollare e con esso i profitti delle major e dei paesi esportatori per le ragioni che ti ho esposto nel post precedente
    Alla prossima
    Francesco

  • Vito Lops |

    Ciao Paolo,
    mi fa piacere. Complimenti davvero per il bel lavoro che hai fatto.

  • Paolo |

    ciao Vito,
    scovo in rete il tuo post. E ne sono contento 🙂
    paolo

  • Vito Lops |

    Ciao Francesco,
    deduco che questo è un tema che ti scalda parecchio. Le tue argomentazioni sono preoccupanti ma allo stesso tempo affascinano gli appassionati di economia e geopolitica.
    Dai per scontato che il petrolio arriverà a quota 95 dollari al barile entro il 2008 e crollerà a 35 nel 2010. E’ molto interessante. Posso chiederti sulla base di quali dati o inferenze giungi a tale ipotesi così precisa – qualora realistica – sconcertante?

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