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I mutui subprime fanno meno paura adesso

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I mutui subprime, quelli concessi alle categorie meno abbienti e pertanto con un elevato indice di rischio per gli istituti eroganti, preoccupano un po’ meno i mercati da qualche ora.

Il segretario di Stato Usa, Henry Paulson, ha dichiarato che "l’impatto del mercato dei mutui subprime è decisamente contenuto e che l’economia globale non è mai stata così forte negli ultimi 10 anni. La volatilità vista recentemente sui mercati azionari e valutari, ha detto Paulson, è un riflesso della rivalutazione del rischio e di un aggiustamento degli eccessi di mercato".

I subprime – che valgono circa il 10% del mercato dei mutui negli Stati Uniti a cui va aggiunto un effetto leva legato ai prodotti finanziari derivati non ancora computato in modo preciso – sono stati la causa scatenante i due grandi storni borsistici del 2007 (il primo a marzo e l’ultimo a fine luglio e, forse, ancora in atto). In questo momento stiamo assistendo – sottolineano alcuni operatori interpellati – a una pulizia sui mercati, ma non a un inversione di trend. Che rimane positivo.

Inoltre, proprio sul fronte case è arrivato oggi dagli Stati Uniti un dato confortante, con le vendite che sono aumentate a giugno del 5%, oltre le attese.

Allo stesso tempo però ieri American Home Mortgage, uno dei principali operatori nel settore dei prestiti, ha annunciato di non essere nelle condizioni di erogare finanziamenti per circa 500 milioni di dollari. La società ha quindi dato mandato per ricercare una soluzione radicale che potrebbe includere la liquidazione degli interi asset. E ha perso in Borsa il 90% in pochi minuti.

A conferma che il problema esiste e va affrontato il membro del board della Fed Randall Kroszner ha tracciato una sorta di linea da seguire:  "Ad ogni modo, siamo ben consapevoli che i problemi attuali nel mercato dei subprime richiedono un’azione aggiuntiva mirata al reale e significativo impatto che il rialzo di insolvenze e pignoramenti sta avento su individui e comunità".

Probabilmente nei prossimi mesi spunteranno altre pessime notizie del genere. Soppesate però dal fatto che,  a livello macro, l’economia continua ad andare bene (+5% di crescita mondiale stimata dal Fondo monetario internazionale). In sostanza, sembra che non mancheranno focolai qua e là a minare l’andamento delle azioni ma i dati indicano che ci sono abbondanti riserve d’acqua per spegnerli.

  • roberta |

    stò vendendo una casa a montemario una bella zona di roma non solo non riesco a vendere ma i privati nemmeno chiamano per vederla la crisi c’è e come tra l altro stò pagando il mutuo su questa casa mutuo variabile che non vi dico a che cifra è arrivato…..e vendo per prendermi una casa fuori roma senza mutuo perchè non riesco più a pagare ci arrivo a mala pena

  • francesco |

    Il problema e’ che date le cifre in ballo (si parla di trilioni di dollari) la situazione potrebbe essere piu grave di quel che sembra. Lavoro nel settore immobiliare e vi assicuro che anche in italia siamo al ribasso nonostante i giornali dicano il contrario. Quello che vedo nel mio lavoro giorno dopo giorno e’ che le persone in media non hanno più soldi. Le banche iniziano a chiedere garanzie sempre maggiori e di conseguenza, anche qui da noi, l’accesso al credito e’ gia stato fortemente ridotto.
    In quanto a proprietari che non riescono più a pagare il mutuo, siano essi subprime o meno, anche qui vi assicuro che sta diventando un problema piu serio di quello che si legge in giro.

  • Vito Lops |

    Premesso che si tratta di opinioni,
    1) non è possibile fare paragoni tra quanto sta accadendo negli Stati Uniti (i prezzi delle case sono passati dalla stagnazione alla discesa in una bolla che non ha precedenti) e l’Italia (i prezzi delle case viaggiano al piccolo trotto con incrementi vicini all’inflazione dopo essere raddoppiati negli ultimi 10 anni).
    2) in Italia inoltre non esistono mutui subprime (tutti coloro che chiedono un mutuo conoscono bene quante garanzie, oltre ovviamente all’ipoteca, vengono chieste). Il nostro Paese potrebbe essere esposto al fenomeno dal punto di vista finanziario, con banche e fondi che hanno acquistato derivati sui subprime Usa. Questa è al momento un’incognita che le società quotate sveleranno a breve dato che Banca d’Italia e Consob hanno chiesto di indicare quale è la loro esposizione nel comparto dei cosiddetti mutui “ad alta tensione”;
    3) la crisi del settore creditizio “globale” potrebbe modificare le politiche monetarie delle banche centrali. Se negli Stati Uniti si parla di un ribasso di 50 punti base, in Europa, dove fino a poche settimane fa si ipotizzava un doppio rialzo da 0,25 entro fine anno, lo scenario più probabile è quello di un solo rialzo da 0,25 con il costo del denaro al 4,25%.
    Tuttavia poco dovrebbe cambiare per chi ha già sottoscritto un mutuo a tasso variabile (ed è quindi sensibile alle decisioni di Francoforte) perché l’Euribor a un mese (il parametro a cui viene ancorato lo spread della banca) già sconta il rialzo che, quindi, i mutuatari a tasso variabile stanno già pagando.

  • Gianni |

    Ho letto con molto interesse i vostri post, ed ho da chiedervi un’informazione. Secondo voi in Italia si potrà avere un riflesso? Tutto ciò potrebbe causare un abbassamento dei prezzi delle case come stà accadendo in America, e dei mutui?
    Grazie.
    Gianni.

  • Vito Lops |

    Ciao Grillo,
    il tuo post mi sembra perfettamente lineare, e giustamente agguerrito.
    In effetti, con quello che stiamo vedendo con alcune banche (Italease e a seguire) quello dei derivati rischia di essere il nuovo male del millennio. Visto che è stato applicato senza posa anche ai mutui subprime, quelli “ad alta tensione”. L’allarme lo aveva lanciato lo stesso Greenspan tempo fa, quando anch’egli ne aveva, tuttavia, fatto ampio ricorso.
    Ti ringrazio ancora per il prezioso intervento.

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