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Quando le index linked sono una trappola

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A tutti sarà certamente capitato qualche volta di sentire parlare di obbligazioni e polizze index linked. A molti, questo particolare prodotto del risparmio gestito sarà stato proposto allo sportello bancario e presso la propria compagnia assicurativa probabilmente come un’allettante forma di investimento. Che promette, nell’arco di 5 o 7 anni, rendimenti da capogiro, certamente superiori agli interessi che restituisce un comune bot (intorno al 3,5% annuo).  Si tratta di uno strumento oggi largamente diffuso, in particolare nella schiera di investitori poco informati, facili bersagli di operatori finanziatori malaccorti.

In realtà, prima di sottoscrivere una index linked è necessario prendere molte precazioni. Perché non si tratta di un prodotto semplice ma di una forma di investimento "strutturata", il cui rendimento è legato oltre alla rivalutazione di titoli di Stato, anche alle performance di beni sottostanti, come ad esempio azioni quotate nei mercati internazionali.

Come funzionano? L’investitore vincola il capitale per un periodo che generalmente va dai 5 ai 7 anni. Nei primi due anni riceve cedole fisse (dal 2% al 4%). Nel periodo successivo, invece, maturano interessi solo se si verifica una determinata condizione prevista nel contratto. Questa opzione è collegata, nella maggior parte dei casi, alle oscillazioni di alcuni panieri di titoli azionari. Al risparmiatore può essere promesso, ad esempio, un extrarendimento del 50% qualora tre indici mondiali offrano nello stesso periodo performance superiori al 20%

Una ghiotta opportunità che, però, statisticamente tende a verificarsi in pochissimi casi. E non è un caso perché spesso vengono scelti indici poco correlati tra loro che si muovono in direzione diversa: se uno sale, l’altro scende rendendo così improbabile l’ipotesi di un alto rendimento complessivo. Tra gli altri svantaggi quello di non poter liquidare la somma nel corso della durata del contratto e gli alti costi: ai caricamenti diretti vanno, infatti, sommati quelli impliciti, vale a dire le commissioni di gestione dei prodotti che compongono la parte dell’investimento sottostante.

Si tratta, a conti fatti, di un prodotto poco trasparente perché nei prospetti informativi non vengono riportate le statistiche pregresse, vale a dire in quanti casi si verifica l’ipotesi che dovrebbe generare l’extrarendimento promesso, il motivo per cui un risparmiatore si lascia allettare da questo investimento. Del resto, se i proponenti avessero dalla loro parte le statistiche potrebbero utilizzare anche come forma di marketing e garanzia di affidabilità.

Pertanto, se un risparmiatore sapesse, prima di sottoscrivere il contratto, che i precedenti prodotti offerti dalla tal compagnia o dall’altra banca hanno offerto un extrarendimento in tot casi allora compirebbe un investimento consapevole del grado reale di rischio.  E come fare a saperlo se questa indicazione non viene indicata nel prospetto informativo? Chiedere non costa nulla, anzi può trasformarsi in un reale guadagno, quello di cambiare idea sul tipo di investimento e scegliere un altro strumento, più trasparente. A  tutela dei consumatori, l’Isvap, l’Istituto di Vigilanza sulle compagnie assicurative, ha attivato uno sportello telefonico al numero: 06-42133000.

  • Claudio |

    Anche a me presso una filiale banca intesa mi hanno convinto, con la solita tiritera che lasciare i soldi sul conto corrente era un peccato, di impegnarli con una polizza intesa vita (della durata di 8anni) sinceramente sono totalmente ignorante in materia e mi sono fidato di loro, anche perchè mi hanno assicurato che era un modo per far rendere i soldi totalmente sicuro, ora vista la situazione economica mondiale attuale come sta andando, volevo chiedere se queste forme di investimento sono sicure o meno.

  • Roberto |

    Index Linked. Provo a dire la mia. Perchè anche in questo caso tutto dipende da come vengono offerte: se il consulente le descrive come dei mezzi per ottenere dei risparmi garantiti certi sicuri alti ecc. ecc. è ovviamente in mala fede.
    Questi prodotti sono in rapida fase di diffusione: capire il perchè è piuttosto semplice, visto che solitamente sono previste delle commissioni di ingresso abbastanza alte. Ovvero, danno un ricavo (alla banca) immediato, con delle commissioni di gestione inferiori. Ricavi nel breve periodo, azionisti contenti, e così via.
    Quello che dice Vito è vero: questi prodotti sono “linkati” all’andamento di indici e panieri spesso eterogenei, e altrettanto spesso prevedono un meccanismo di calcolo del rendimento piuttosto arduo. Comunque, così come danno risultati penosi, sovente danno risultati ottimi (avrei decine di esempi ma, per ovvi motivi, mi astengo dal fare nomi).
    In più a scadenza si ottiene nuovamente il capitale (per riscatti anticipati c’è una penale dell’1/2/3%). Insomma, non saranno la fine del mondo, ma non li butterei proprio… a terra!
    Ciao!

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