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Conti dormienti, perché lo Stato deve sopperire alle banche?

Porky20pig
Il 5 giugno il Governo ha varato il decreto legge sui conti dormienti.  Lungamente attesa dalle associazioni a tutela dei consumatori, la manovra stabilisce che l’ammontare dei libretti di risparmio, i conti correnti e i titoli in deposito che sono stati "dimenticati" nelle casse degli istituti di credito negli ultimi 10 anni (una cifra stimata tra i 10 e i 15 miliardi di euro), vengano destinati ad un apposito "Fondo dei conti dormienti" che andrà a finanziarie le vittime dei crack finanziari (da Parmalat a Cirio fino ai tango bond).

Una misura eticamente giusta, in particolare se ci si mette nei panni di chi è incappato in un infelice episodio di risparmio tradito.

La domanda, però, è la seguente: è giusto che sia lo Stato a mettere una pezza sopra a una falla creata dagli intermediari del credito (perlomeno nei casi in cui è evidente la mancata consapevolezza del risparmiatore dinanzi all’acquisto di strumenti del credito altamente rischiosi ed è altrettanto evidente il dolo dell’intermediario)?

Non sarebbe forse più giusto che lo Stato utilizzasse questo extra-gettito per ridurre il debito pubblico (106% del Pil) o aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo piuttosto che coprire un debito che appartiene alle banche?

  • Roberto |

    Concordo pienamente su una cosa: chi investe dovrebbe andare incontro esclusivamente ai rischi “prevedibili” (passami questo termine, sebbene non sia corretto in questa fattispecie) e non doversi sobbarcare conseguenze derivanti da cattiva informazione, mala fede, e via discorrendo.
    Quello che intendevo io è che è molto difficile stabilire un confine tra mala fede dell’intermediario finanziario e scelta consapevole del risparmiatore / investitore.
    Altrettanto difficile è stabilire quando si è varcato questo confine, visto che diverse sentenze hanno buttato giù il muro della documentazione formale fornita al sottoscrittore dietro il quale si trinceravano diversi istituti.

  • Vito Lops |

    Diciamo che ci possono essere due categorie di risparmiatori coinvolti nel crack
    1) quelli consapevoli del rischio a cui andavano incontro e che volevano lucrare alte percentuali sulle obbligazioni (dal 7 all’8%); in questo caso la responsabilità del cattivo investimento ricade su di loro (né sulle banche, né sullo Stato, quindi)
    2) quelli invece inconsapevoli dei rischi reali dell’operazione che stavano finanziando perché spinti all’investimento da intermediari finanziari in buona e in cattiva fede. In quest’ultimo caso, per quanto concordo con te che il discorso è complesso, la responsabilità ricade sulle banche (e non sullo Stato).
    In entrambi i casi, cmq, lo Stato non credo sia coinvolto. A conti fatti, invece, con il decreto sui conti dormienti dà una mano alle banche e (per fortuna) ai risparmiatori.

  • Roberto |

    Il discorso è molto, molto complesso.
    In che misura il debito dei risparmiatori “appartiene (veramente) alle banche”?

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