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Nella mente di uno speculatore finanziario

La speculazione finanziaria è quell’attività in cui un operatore prende una posizione (al ribasso o al rialzo) su un determinato investimento sulla base del verificarsi di un evento futuro. Dietro c’è quindi una teoria, un’aspettativa. Nell’accezione comune la speculazione è considerata un qualcosa di negativo. A dir la verità, speculare vuol dire in latino “guardare lontano”, perché deriva dal latino specula che vuol dire “vedetta”. Chi specula, in sostanza, osserva il futuro immaginandoselo un po’. Specula anche chi stipula un mutuo. Se sceglie il tasso fisso specula sul fatto che aumenti in futuro l’inflazione, chi opta per il variabile non “vede” inflazione all’orizzonte. Di per sé quindi, non esiste la finanza senza la speculazione, perché qualsiasi operazione, dall’acquisto di una casa fino all’acquisto di sofisticati derivati contempla una speculazione, cioè un “guardare all’orizzonte”. Nelle ultime settimane i mercati azionari stanno prendendo una bella batosta. Sono in molti a dire che è tutta colpa degli speculatori. E’ corretta questa interpretazione?

Piazza Affari è reduce da sei settimane consecutive di ribasso. E anche oggi l’indice Ftse Mib arretra inesorabilmente cedendo un altro 3% e portando la performance da inizio anno a -22%, ormai vicinissimo al -23% di Shanghai. Sia ben chiaro le vendite sono generalizzate e colpiscono tutti i listini europei, Wall Street e il petrolio. Ma torna alla domanda: è tutta colpa degli speculatori?

La risposta a mio avviso è più semplice di quanto possa sembrare: qualsiasi investitore in senso lato è uno speculatore, cioè nel momento in cui acquista qualcosa ha in mente una strategia di uscita (a breve, medio o lungo termine) legata a una teoria di fondo. Se i fatti si verificano vuol dire che la teoria era azzeccata e quindi lo speculatore guadagna. Altrimenti ci perde. Gli speculatori di professione amano, a differenza dei piccoli risparmiatori e dei dilettanti nel campo degli investimenti, ridurre al minimo i rischi. Cosa fanno? Osservano la realtà in profondità e puntano sulla debolezza di un mercato, di un settore, di una società. Quando vedono qualche elemento debole sui mercati gli vanno addosso, fino a quando non arriva qualcuno più forte in grado di proteggerlo e quindi gli speculatori di professione scappano. Un po’ come nelle immagini dei documentari nella savana. Una zebra sola viene puntata da un ghepardo. Ma se questo si accorge che la zebra è in compagnia lascia l’attacco e scappa via.

Come mai in questa fase le Borse stanno crollando al di là di quelli che possono essere i valori fondamentali? Gli speculatori di professione vedono molte zebre isolate e stanno sferrando parecchi attacchi. Il settore bancario europeo è una delle povere zebre. Da gennaio è entrato in vigore il bail-in, una nuova regola che impone che – in caso di difficoltà finanziaria – una banca europea non può essere salvata dal rispettivo Stato o da fondi salva-Stati sovranazionali ma dovrà cavarsela da sola, chiedendo un mano ad azionisti, obbligazionisti e correntisti. Gli effetti di questa normativa – e il potente rischio di incrinare la fiducia nel sistema della raccolta di depositi – è stato sottovalutato. Anche perché il bail-in è entrato in vigore senza che nel frattempo sia stato completato un tassello indispensabile: ovvero la creazione di un fondo interbancario a tutela dei depositi di stampo europeo. In assenza di questo fondo gli speculatori di professione vedono nel già problematico sistema bancario europeo – afflitto da svariati miliardi di crediti deteriorati, come conseguenza diretta della crisi strutturale degli ultimi anni che ha portato al fallimento di molte imprese – un porto sicuro dove sferrare un attacco al ribasso. Non appena arriverà una forte decisione politica sul bail-in, sul fondo interbancario dei depositi europei questi speculatori scapperanno. Ma nel frattempo che la preda è isolata è non protetta continuano ad affondare la lama.

Stesso discorso per il petrolio. In questo momento sui mercati c’è un eccesso di produzione. Questo di per sé sta facendo scendere il prezzo del petrolio, seguendo la classica legge della domanda e dell’offerta. Ma il petrolio sta scendendo per un altro motivo. Perché gli speculatori di professione anche qui vedono un pertugio, una teoria ben affilata sulla base della quale sferrare l’attacco. Questo pertugio è la mancanza di un accordo tra i Paesi produttori dell’Opec e i Paesi non Opec (tra cui Russia) per ridurre la produzione. Fino a che non verrà raggiunto un accordo in questa direzione è quasi fisiologico che ci sia speculazione al ribasso sul petrolio. Non appena arriverà (se mai arriverà) un accordo gli speculatori cambieranno aria, alla ricerca di una nuova facile preda.

Così fecero a luglio 2012 quando i titoli di Stato dell’Eurozona prima allora indifesi dalla Banca centrale europea venivano venduti a mani basse (proprio perché erano un anello debole e indifeso). Ma non appena arrivò Draghi e annunciò il “whatever it takes” (ovverò la “Bce farà tutto il possibile e vi assicuro che sarà abbastanza per difendere l’euro e l’Eurozona”) gli speculatori scapparono via. Lo spread BTp-Bund scivolò da 575 punti fino agli attuali 120.

Il tutto sta (per gli speculatori) nell’individuare elementi di fragilità nel mercato. Per questo motivo la ripresa delle Borse e la ripresa del petrolio in questo momento dipendono da prese di posizione politiche, da accordi e non dalla fantomatica efficienza dei mercati. Ci vorrebbero due “whatever it takes”, uno sulle banche europee e uno sul petrolio per porre fine a queste violente vendite speculative. Fino a che la politica non darà una risposta gli speculatori avranno terreno fertile per fare quello che sanno fare meglio: attaccare una preda indifesa supportati da una teoria (scommessa) alle spalle.

  • Tommaso |

    Ma nessuno crede che ormai la finanza abbia creato abbastanza disagi? Non sarebbe il caso di concentrarsi di più sull’economia reale e lasciar perdere soldi facili?
    Mi pare evidente che ormai i politici non contino più nulla e che siano pedine di un sistema gestito da altre persone.

  • habsb |

    Grazie per la risposta.

    Ma non riesco a capire perché dovrebbe essere introdotto un fondo europeo a garanzia dei depositi.

    Come lei ben sa, un deposito non è più di proprietà del cliente, ma la banca diventa al contempo proprietaria del deposito e debitrice verso il cliente, proprio come nel caso di un’obbligazione (anche se questa è meno prioritaria).

    Allora perché il debito rappresentato dai depositi dovrebbe essere garantito dalle altre banche, ma non quello delle obbligazioni ?

    Puo’ immaginare che accadrebbe con questo fondo di garanzia? Una banca potrebbe speculare in borsa con i depositi dei clienti, e in caso di perdite catastrofiche, le altre banche pagherebbero i suoi debiti grazie a questo fondo. Head I win, tail you lose.

    No, invece di ingannare il pubblico dicendo che i depositi sono garantiti (i depositi sono investiti dalla banca e nessun investimento è garantito), bisognerebbe spiegare che il solo modo per garantire i propri risparmi è quello di tenerli in cassetta di sicurezza (magari convertiti in lingotti per ridurre l’ingombro), e in nessun caso prestarli alla banca aprendo un conto.

  • Vito Lops |

    La ringrazio per il commento. La speculazione avviene sia al rialzo che al ribasso, come anche lei dice. Negli ultimi anni ho scritto diversi articoli sul quantitative easing e sugli effetti dopanti delle banche centrali, in particolare della Fed, sulle Borse. Ai prezzi attuali Wall Street risulta ancora molta cara (con un multiplo dei titoli quotati pari a oltre 15 volte gli utili attesi) mentre le Borse europee risultano a sconto, quotando 11-12 volte gli utili attesi. Quindi sulle Borse europee le attuali violente vendite 1) o non rispecchiano i fondamentali :2) o scontano una prossima recessione di cui al momento le autorità previsionali non hanno fatto riferimento :3) stanno andando a sondare ancora una volta l’incertezza della politica europea nel trovare una strada comune sulle banche in difficoltà (incluse alcune grandi banche tedesche). In questo senso la politica dovrebbe dare una mano: approvare il bail-in europeo senza l’introduzione contemporanea di un fondo europeo a garanzia sui depositi è la metafora di questa Eurozona. Si approvano riforme dimezzate, prive del senso di solidarietà che dovrebbe ispirare l’unione monetaria

  • habsb |

    Mi perdoni dottor Lops, ma per quale arcano motivo il potere politico dovrebbe intervenire solamente quando la speculazione lavora al ribasso ?

    Da 6 anni in qua le borse mondiali non hanno fatto altro che correre al rialzo, sospinte dalla speculazione, e non ricordo di aver letto alcuna sua esortazione ai politici perché raffreddassero gli ardori speculativi con qualche “whatever it takes” di segno ribassista.

    Non vorrei che lei ritenesse compito dei poteri politici quello di tacere quando la speculazione è al rialzo, e di intervenire quando è al ribasso.
    Altrimenti mi pare che il politico diverrebbe egli stesso uno speculatore al rialzo e non più un regolatore. Sbaglio ?

  • andrea |

    Grazie Sig. Vito.Il suo articolo rende comprensibile una materia complessa e ci aiuta a non prendere decisioni affrettate.Un cordiale saluto.
    andrea neri

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