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Perché i mercati sono violenti, e ancor più cattivi con Piazza Affari

I mercati in queste sedute stanno stupendo per la violenza con cui stanno scendendo le quotazioni. Da inizio anno le Borse europee hanno perso il 20%. Ma in realtà la caduta è iniziata a dicembre, quando Mario Draghi ha deluso gli investitori che avevano puntato su un potenziamento del quantitative easing della Banca centrale europea. Invece il Qe2 lanciato da Draghi è stato mini (allungato di sei mesi fino a marzo 2017 ma non nella quantità che resta di 60 miliardi di euro al mese). E’ stato solo l’inizio di un violento ritracciamento che francamente nessuno aveva previsto, almeno di tale entità. Gli analisti avevano indicato un 2016 difficile, con i mercati senza una guida e un tema di riferimento, con il rialzo dei tassi Usa avviato. Ma nessuno aveva previsto questa tempesta.

Invece in pochi giorni il petrolio è crollato sotto i 30 dollari (anche qui, il ribasso però inizia molto prima, e cioè a luglio 2014) e le Borse stanno scendendo a rotta di collo. Per gli amanti dell’analisi tecnica molti indici hanno perso il supporto che delimita il trend rialzista di lungo periodo, entrando quindi nella fase “Orso”. Ma è anche vero che quando scende tutto con questa velocità, violenza e anche “cattiveria”, i supporti lasciano il tempo che trovano. Se i grandi fondi ricevono ordini di vendere vendono e basta e non stanno mica a guardare i supporti e le resistenze, pane quotidiano invece per i trader.

Come evidenzia questo grafico di Bloomberg

prezzoutiligli indici delle Borse europee valgono molto meno in termini di prezzi/utili rispetto a Wall Street. La Borsa americana prezza gli utili attesi 15 volte, contro le 11 volte del Dax 30 e 12 di Piazza Affari ed Eurostoxx. E’ evidente che c’è qualcosa che sta andando al di là dei fondamentali. E che petrolio e rallentamento cinese iniziano a sembrare delle scuse per vendere, perché in questo momento si vuole vendere (su tutti l’esempio del ribasso del petrolio dopo l’abolizione, su cui si vociferava ormai da mesi, delle sanzioni verso l’Iran).

Piazza Affari poi ha un problema in più, la speculazione sulle banche. Sia quelle con multipli deboli (Mps e Carige capitalizzano un quarto del patrimonio netto, gli stessi livelli delle banche greche) ma anche quelle che con i multipli sono a posto (ad esempio Intesa Sanpaolo che ha un valore di mercato in linea con il patrimonio netto).

Il problema che riguarda le banche italiane è doppiamente politico:

1) il primo punto riguarda lo scontro tra Ue e Italia sulle modalità della creazione della bad bank, cioè un’entità su cui far confluire i crediti deteriorati che per le banche italiane sono 350 miliardi, il 16,7% degli impieghi contro il 4% della Francia e il 7% della Spagna; su questo punto è in atto uno scontro tra Renzi e Junker che secondo alcuni analisti evoca per certi versi lo scontro tra il governo italiano nel 2011 e la Commissione europea;

2) il secondo punto riguarda l’errore di aver fornito ai mercati una soglia di riferimento da cavalcare. L’errore è stato commesso nel salvataggio a dicembre di Banca Marche, CariChieti, Banca Etruria e CariFerrara. Nell’ambito del salvataggio le sofferenze sono state svalutate dell’82%. Se la Bce dovesse imporre questo paletto anche alle altre banche italiane, alcune finirebbero in deficit patrimoniale. Vendendo ogni giorno le banche italiane (e in particolare Mps che da inizio anno ha perso oltre il 60% della capitalizzazione) i mercati stanno andando in parte a scontare questo scenario, cioè che anche Mps e compagnia bella debbano alzare le coperture sulle sofferenze dall’attuale media del 55% all’82%. E nel farlo alcune andrebbe in deficit patrimoniale. Questo è il timore più grande, non del tutto scontato dai mercati. Ma è il timore su cui alcuni investitori si stanno muovendo al ribasso. L’errore è stato quello di aver dato una soglia ai mercati.  E agli speculatori.