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Le banche non “vogliono” i prestiti della Bce. Sarà perché la moneta è endogena?

La seconda tranche (11 dicembre) di prestiti agevolati offerti dalla Bce alle banche dell’Eurozona si è rivelata un flop, come del resto la prima (settembre). Gli istituti di credito hanno chiesto 129 miliardi su oltre 300 messi a disposizione dall’istituto di Francoforte. Nel complesso nelle prime due tranche le banche hanno richiesto 212 miliardi (circa 50 quelle italiane) su 400 potenziali. Questo dato (flop) conferma (se mai ce ne fosse stato ancora bisogno) che gli istituti di credito non hanno un problema di liquidità, per due motivi:

1) la moneta è per larga parte endogena, ovvero viene “creata” dalle stesse banche nel momento in cui decidono di erogare un prestito (come documentato, fra i tanti, da questa analisi della Bank of England). La moneta “stampata” dalla Bce (ad esempio quando acquista titoli a mercati aperti) è una sola una minima parte (circa il 10%) della moneta in circolazione. Il 90% è quindi endogeno.

2) In questo momento gli istituti stanno prestando molto meno sia alle banche che alle famiglie. Le banche del Nord Europa prestano molto meno al Sud perché proprio l’aver prestato tanto e in modo scriteriato ha causato l’attuale crisi dell’Eurozona (che per chi se lo fosse dimenticato è una crisi di debito privato e non di debito pubblico). Le banche del Nord prestano molto meno al Sud perché stanno aspettando ancora di rientrare dei crediti, sintetizzati dall’andamento dei saldi Target 2 (non a caso è riemerso che se la Grecia (ri)andasse in default il cerino più grande rimarrebbe accesso nelle mani della Germania. E poi ci sono le banche del Sud che prestano meno ai propri attori economici (famiglie e imprese del Sud). Questo semplicemente perché l’economia del Sud è azzoppata da anni di crisi (l’Italia ha perso 9 punti di Pil reale, peggio ha fatto solo la Grecia) e quindi se le banche riaprissero i rubinetti in modo vigoroso rischierebbero di incrementare la voce dei – già corposi – crediti deteriorati.

Altra considerazione: è evidente che la politica monetaria non è più grado di mettere una toppa alla crisi, ma serve semplicemente a prendere altro tempo. Di conseguenza, anche quand’anche la Bce varasse il vero quantitative easing (cioè decidesse di acquistare titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona) l’effetto volano che si avrebbe sull’economia reale sarebbe di portata ridotta, proprio perché non è un problema del perché i prestiti non vengono fatti (le banche hanno preferito acquistare titoli di Stato negli ultimi anni) ma del perché non vengono più richiesti o vengono richiesti da attori economici azzoppati dalla crisi e con alti rischi di insolvenza. Quindi bisogna agire per potenziare il rating degli attori economici (domanda) più che continuare a lubrificare l’offerta (nuova liquidità gratuità a banche).