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Il sogno del “qe” della Bce non soddisferà il (bi)sogno degli italiani

Si sta per chiudere il 2014 con un nuovo “sogno” per il 2015: se le cose continueranno ad andare male la Bce potrebbe “mettere mano” all’articolo 15 del suo Statuto e comprare titoli di Stato dell’Eurozona sul mercato secondario. Quando si parla di quantitative easing (allentamento monetario) in stile Federal Reserve, si intende proprio questo: l’acquisto combinato da parte di una banca centrale di titoli privati (cosa che la Bce ha iniziato a fare ad ottobre acquistando covered bond, cioè obbligazioni garantite da mutui) e titoli di Stato (cosa che la Bce potrebbe iniziare a fare nel primo semestre del 2015).

Bene, questo il sogno. Il bazooka di Draghi per porre fine ai problemi dell’Eurozona. In realtà le cose non stanno proprio così. Pur ammettendo che la Bce intraprenda un’azione del genere (con probabilità superiori al 50% secondo molti esperti) – e per farlo il governatore Draghi deve convincere molti falchi tedeschi nel direttivo della banca centrale, contrari a tale manovra – non è detto che serva a far ripartire l’economia.

Certo, qualche effetto lo avrebbe. Potenziare la base monetaria contribuirebbe a far svalutare l’euro – che potrebbe quindi direzionarsi in area 1,2 sul dollaro o anche più in basso -. A cascata, una svalutazione dell’euro potrebbe dare linfa all’export con Stati Uniti e altri Paesi che utilizzano il dollaro come valuta di scambio o verso aree ad altre valute (ma questo dipenderà anche dalle politiche valutarie dei singoli Paesi, non certo sarà facile aumentare l’export con la Russia considerati i continui deprezzamenti del rublo, ecc.). In ogni caso, per quanto la maggior parte degli scambi delle principali economie dell’Eurozona avvenga oggi intra-euro (e quindi non avrebbe alcun effetto da una svalutazione dell’euro), un euro più debole gioverebbe certo alle economie dei Paesi che adottano questa valuta. Questo spingerebbe anche un po’ l’inflazione e aiuterebbe la Bce a scacciare il pericolo di deflazione (pericolo che è ancora reale tenendo conto che per il 2015 si stima un’inflazione nell’Eurozona dello 0,5%, decisamente lontano dall’obiettivo “inferiore ma prossimo al 2%”).

Ma l’effetto più grande si vedrebbe sui mercati azionari. Il qe spingerebbe infatti al ribasso i rendimenti dei bond sovrani (lo spread BTp-Bund potrebbe scendere ad esempio a 90 punti) a tutto vantaggio degli investimenti azionari che a quel punto troverebbero nuovo spago. E’ probabilmente questo l’effetto più importante che avrebbe un qe della Bce. In linea con quanto accaduto negli Stati Uniti e in Giappone dove dopo le manovre espansive delle rispettive banche centrali gli indici azionari hanno spiccato il balzo verso nuovi massimi (nel solo 2014 il Dow Jones ha aggiornato il record 43 volte).

Il punto è però un altro. Quando un Paese o un’area economica si avvita nella spirale “alto debito-deflazione” e quando la rispettiva banca centrale ha esaurito le munizioni sui tassi (perché li ha azzerati) e prova ad agire con iniezioni monetarie vuol dire che quell’area è anche in trappola della liquidità. Ovvero è difficile che la liquidità aggiuntiva immessa nel sistema abbia una ricaduta moltiplicativa sull’economia reale. Lo si è visto in Giappone: l’Abenomics ha spinto le Borse e anche il Pil per qualche trimestre. Ma non appena il premier Shinzo Abe ha aumento l’Iva (dal 5% all’8%) adottando quindi un’austerità fiscale il Pil è tornato a scendere, ignorando bellamente gli effetti di una politica monetaria super-espansiva.

Ciò per dire che la politica monetaria può dare una mano quando le cose vanno bene (cioè quando un sistema economico non è in trappola della liquidità) ma rischia di risultare sostanzialmente inefficace quando le cose vanno male. E nella situazione attuale per l’Eurozona (alto-debito/deflazione/trappola della liquidità) le cose vanno male. Il qe della Bce potrebbe dare una piccola spinta all’inflazione e soprattutto alle Borse ma non all’economia reale. Una volta consolidato questo concetto, non resta che azionare quanto prima l’arma dell’espansione fiscale. Arma che però l’Ue non permette di usare all’Italia. Ed è questo il problema. Il sogno del qe non soddisferà il (bi)sogno degli italiani.