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I Pigs ripartono? Ma guardiamo gli squilibri esterni!

Un tempo venivano chiamati Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna). E poi qualcuno ci ha anche aggiunto l’Italia modificando l’acronimo in “Piigs” oppure cambiandolo in “Gipsi”. Sia che lo si traduca in “maiali” (dall’inglese Pigs) o in “zingari” (dall’inglese Gipsy) la sostanza non cambia. E’ stato un modo durante la crisi 2008-2012 dell’Eurozona di etichettare i Paesi più deboli, quelli che hanno subito attacchi speculativi sul debito sovrano, fino a che la Bce non è (verbalmente) intervenuta a luglio 2012 dicendo che è pronta ad acquistare in modo illimitato titoli di Stato sul mercato secondario dei Paesi attaccati. A quel punto gli speculatori – che mai si sognerebbero di mettersi contro la potenza di fuoco potenzialmente illimitata di una banca centrale – se ne sono andati e sul mercato dei titoli di Stato dell’Eurozona è tornato il sereno.

Nel frattempo si è sentito sempre meno parlare di Pigs o Gipsi. Anche perché questi Paesi hanno iniziato a inanellare dati congiunturali positivi. Nel 2014, infatti, il Pil dei 4 Pigs crescerà. E dovrebbe aumentare nel 2015. Un dato importante se si considera che per la Grecia si tratterà del primo anno di crescita dopo sei anni consecutivi di recessione (e di crollo del Pil del 25%). Andranno bene anche Spagna e Portogallo, ma soprattutto l’Irlanda.

Andranno bene soprattutto perché trainati dalle esportazioni che sono ripartite dopo aver effettuato draconiane politiche di svalutazione interna (del lavoro, cioè) non avendo potuto agire sul cambio, rigido nell’area valutaria comune (cosa che invece hanno fatto Gran Bretagna, Giappone, Corea del Sud, ecc.). La Spagna, ad esempio, ha attuato una violentissima svalutazione interna che ha portato il tasso di disoccupazione a triplicare (dall’8 al 24%).

E’ il caso di cantare vittoria? I Pigs, resi competitivi negli ultimi anni per via di violente svalutazioni interne, evidenziano però un’ombra. Dietro questo recupero si nascondo una nuova crescita degli squilibri esterni, gli stessi che poi li hanno messi gambe all’aria qualche anno fa, a partire dal 2007-2008, quando la crisi subrime Usa è deflagrata in Europa scoperchiando la cruda verità di una bilancia dei pagamenti intra Eurozona ingestibile.

Mentre i mercati continuano ad osservare parametri come l’andamento del Pil, apprezzando in particolar modo l’andamento delle esportazioni, gli stessi mercati però ignorano al momento che dietro questi dati congiunturali tornati positivi nei Pigs, si nascondono altri indicatori (magari un po’ meno conosciuti) che gettano una pesante ombra sul recupero sano e duraturo delle economie dei Pigs. Questi indicatori sono:

– il saldo delle partite correnti in rapporto al Pil (che esprime, molto semplicemente, se un Paese torna a indebitarsi nei confronti dell’estero)

– posizione netta finanziaria in rapporto al Pil (una misura del debito estero netto di un Paese che include sia il debito del settore pubblico che quello del settore privato)

Questi parametri sintetizzano la vulnerabilità di un Paese e la sua dipendenza dall’estero. Un’elevata dipendenza è pericolosa, tanto che la Commissione europea – tra gli 11 parametri che utilizza dal 2011 per misurare gli squilibri economici di un Paese – indica che il saldo delle partite correnti sul Pil non può essere superare la soglia del -4% nella media a tre anni e che la posizione finanziaria netta non dovrebbe essere peggiore del -30%.

squilibripigs

A questi parametri, da monitorare come potenziale segnali d’allarme per una nuova crisi futura, ci sono anche il debito privato sul Pil (in fondo la crisi dell’Eurozona è stata determinato dallo scoppio della bolla del debito privato) e lo sbilanciamento nei saldi Target 2 tra i Paesi dell’Unione europea (un Paese con forti debiti nei saldi Target 2 dimostra forti squilibri nella bilancia dei pagamenti). Bene, seguendo questi parametri, scopriamo che i Pigs non sono messi benissimo. Anzi. Nel 2014 il saldo delle partite correnti in Spagna è tornato negativo (-3,3% sul Pil) mentre la posizione finanziaria netta è al 100% del Pil (lontanissima anni luce dal -30%). In aumento (oltre quota 200 miliardi) il debito nel sistema dei pagamenti Target 2. Anche la Grecia presenta parametri fortemente negativi, così come il Portogallo. L’Irlanda ha registrato un miglioramento del saldo delle partite correnti (trainato dall’export) a fronte però di un aumento dell’indebitamento privato vicino al triplo del Pil. Di fronte a questi dati, è davvero troppo presto per festeggiare una rinascita dei Pigs. Così come non è stato mai corretto e cortese chiamarli “maiali” e “zingari” non è corretto in questo momento definirli “guariti”.

  • habsb |

    E un po’ troppo facile attribuire la disoccupazione spagnola alla “svalutazione interna” qualunque cosa si voglia significare con questo strano termine.

    Intanto perché l’aumento del tasso di disoccupazione puo’ benissimo avere altre cause, come lo scoppio della bolla immobiliare: con l’Euro gli spagnoli hanno scoperto i tassi a una cifra, e si sono lanciati in una cementificazione selvaggia. Finita l’orgia, ovviamente la disoccupazione esplode, e sarebbe esplosa anche con tutt’altre politiche economiche e sociali.

    E poi perché la “svalutazione interna” ha fatto le sue prove in altri paesi, prove accuratamente occultate e taciute da parte dei keynesiani. Parlo ad esempio dei paesi baltici, dove una vera austerità (-30% dei salari di tutti i funzionari in Lituania, ministri compresi) ha portato ai tassi di crescita più alti d’Europa.

    Mai come oggi si assiste chiaramente al fallimento delle politiche keynesiane. Paesi relativamente poveri e in preda a mille difficoltà strutturali, come PIGS e baltici, si avviano grazie a politiche di buon senso verso una ripresa duratura.
    Mentre un paese ricchissimo finanziariamente e tecnologicamente come il Giappone, diventato improvvisamente campione mondiale del keynesismo, non progredisce se non nell’accrescimento del divario fra ricchi e poveri (che è poi l’obiettivo inconfessato del keynesismo – guadagni speculativi ai danni dei redditi fissi e generazioni future).

  • sinapsi81 |

    Si tratta di una politica coloniale.

    Il modello macroeconomico fondato sulla svalutazione interna porta ad un assetto coloniale.

    L’Unione Europea mercantilista e monetarista è di fatto diventato un modello coloniale basato sulle esigenze della Germania.

    Questo sistema è malsano perchè non funziona.

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