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E’ la negative economy, bellezza!

Wall Street, alla riapertura dopo il “Labour Day” di ieri, viaggia in ribasso, contrastata. Certo, gli indici viaggiano vicini ai massimi di tutti i tempi con l’S&P 500 in orbita dei 2mila punti. Ma per certi versi sorprende la debolezza odierna rispetto ai dati macro arrivati nel primo pomeriggio. L’indice Pmi manifatturiero pubblicato da Markit è salito in agosto a 57,9 punti da 55,8 in luglio. Si tratta del livello più alto da oltre 4 anni, esattamente dall’aprile del 2010. Ogni dato sopra 50 punti indica una fase di espansione delle attività economiche. In agosto le esportazioni sono salite ai livelli più alti da 3 anni mentre i posti di lavoro nel comparto manifatturiero sono aumentati al massimo dal marzo 2013.

Insomma, l’economia Usa – che dovrebbe chiudere il 2014 con una crescita del 3% – ha ripreso a tirare dimostrando di essersi messa alle spalle la crisi. Ma allora perché Wall Street non festeggia? Molto semplicemente, perché più l’economia reale va bene più il rialzo dei tassi (che al momento oscillano nel range tra 0 e 0,25%) si avvicina. Così come ormai è vicino il completamento del tapering, ovvero il piano di riduzione degli stimoli monetari immessi dalla Federal Reserve a raffica a partire dal 2009. Più l’economia va bene più si dissolvono i dubbi sulla fine di questi stimoli, al momento pari a 25 miliardi al mese (era 85 agli inizi del piano). Ad ottobre dovrebbero essere azzerati.

Tutto ciò è la conferma che siamo nell’era della negative economy, quella in cui le cattive notizie sono buone notizie perché aprono a nuovi stimoli delle banche centrali. Stimoli che vengono dirottati dagli investitori su asset class più rischiose e più remunerative. In questa era le buone notizie (come il Pmi manifatturiero di oggi negli Usa) diventano cattive notizie. Perché pongono fine alle iniezioni di liquidità.

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