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Perché è impossibile (e ingiusto) imitare la Germania

La Germania è oggi considerata un Paese modello. Un fiore all’occhiello da imitare. Nei discorsi dal barbiere fino ai talk show politici si sente sempre più frequentemente pronunciare discorsi del tipo l’ “Italia dovrebbe fare come la Germania” o “farebbe bene ad essere governata dai tedeschi”.

Si tratta di un luogo comune non semplice da estirpare, sia chiaro, ma di un luogo comune bell’e fatto. Il motivo è molto semplice: la Germania avrà senz’altro dei punti in cui eccelle e dai quali oggettivamente si potrebbe prendere spunto (come ad esempio il concetto di salari più agganciati alla produttività che in altri Paesi), ecc. Ma la verità è che la Germania, nel suo complesso, quindi come sistema Paese non può essere né MATEMATICAMENTE, né ETICAMENTE un modello da imitare.

Vediamo perché non lo è MATEMATICAMENTE. Osserviamo questo grafico.

</span></figure></a> Surplus delle partite correnti in Germania
Surplus delle partite correnti in Germania

Ci dice che l’economia tedesca è da anni in surplus delle partite correnti (il grafico parte dal 2004 ma per l’esattezza è dal 2002 che l’economia tedesca è in surplus). Cosa significa? Le partite correnti sono in sostanza una bilancia commerciale più approfondita. Mentre la bilancia commerciale indica la differenza tra beni esportati e beni importati, nelle partite correnti ci sono anche i servizi. Quindi, è il dato finale per conoscere il saldo dei rapporti di un Paese con l’estero ed è speculare al conto finanziario. Il che vuol dire che un Paese in surplus delle partite correnti avrà un conto finanziario negativo (in quanto ha dei crediti da incassare per i beni e servizi venduti). Bene. Detto questo, questo grafico ci dice anche un’altra cosa: che dal 2011 il surplus delle partite correnti della Germania è superiore al 6%. E’ cioè superiore alla soglia massima consentita dalla Mip europea (Macroeconomic imbalance procedure). Regole introdotte per evitare che si creino degli squilibri nel commercio in Europa.

Le regole Mip attualmente prevedono che un Paese non può avere (come media consecutiva per tre anni) surplus delle partite correnti superiori al 6%, così come deficit delle partite correnti superiori al 4%. Per questo motivo a fine 2013 la Commissione europea ha avviato un’indagine sulla Germania. Posto che, dato che c’è una regola e dato che questa non è stata rispettata non si capisce il senso tecnico dell’apertura di un’indagine (quando i numeri della violazione ci sono già) e posto che al momento all’indagine non è seguita alcuna azione concreta nei confronti della Germania per porre fine alla violazione, notiamo che nel 2014 il surplus delle partite correnti anziché allentarsi sta addirittura crescendo (è arrivato al 7,5%).

Cosa succederebbe se tutti i Paesi corressero a imitare il modello tedesco cercando il più possibile di aumentare l’export e di sacrificare la crescita della domanda interna (import e consumi), come fa difatti la Germania? Cosa succederebbe se tutti i Paesi chiudessero in surplus delle partite correnti? Sarebbe un mondo più bello? No, semplicemente sarebbe un mondo impossibile perché è impossibile per tutti i Paesi chiudere in surplus. La risposta è ovvio, ma val la pena ribadirla: perché il surplus di un Paese corrisponde MATEMATICAMENTE al deficit di qualcun altro. Quindi per una Germania che fa surplus delle partite correnti per il 7,5% del Pil vuol dire che da qualche parte nel mondo ci devono essere Paesi che importano quei beni e servizi tedeschi e che accumulano quindi deficit. E’ questa, fino ad oggi, è stata la storia dell’Eurozona con forti squilibri nella bilancia dei pagamenti e nelle partite correnti tra i vari Paesi. Il commercio europeo e mondiale è tecnicamente un gioco a somma zero: ogni surplus corrisponde a un deficit di qualcun altro. Questo spiega perché la Germania è MATEMATICAMENTE un modello non imitabile. Per lo stesso motivo Stati Uniti e altre organizzazioni internazionali hanno più volte ripreso la Germania negli ultimi mesi invitandola ad alimentare la domanda interna (aumentando le importazioni, i salari, ecc.). Richiami, al momento, inascoltati.

Veniamo al secondo punto, più ETICO. Secondo Andrea Terzi, docente di politica monetaria all’Università Cattolica nonché autore del libro “Salviamo l’Europa dall’austerità” “l’idea di crescere solo attraverso le esportazioni è decisamente provinciale”.

E’ chiaro che sacrificare la domanda interna (negli ultimi 10 anni la Germania ha aumentato i salari meno di tutti i Paesi dell’Eurozona divenendo più competitiva in termini di Clup, costo del lavoro per unità di prodotto, di circa 20 punti rispetto ai competitor europei) dal punto di vista etico (quindi nei confronti della crescita equilibrata di redditi e patrimoni dei propri cittadini) non è una soluzione vincente. Una soluzione che impoverisce la classe media. Come emerge lucidamente dal Credit Suisse global report che analizza il declino della classe media di Paesi come Stati Uniti e Germania (mentre l’Italia è molto meglio messa in questa classifica, al terzo posto dopo Australia e Francia).

declinoclassemediaCome spiega il Sole 24 Ore passando dal patrimonio medio (patrimonio totale diviso per la popolazione adulta) al valore mediano dei patrimonio (il valore che “sta nel mezzo” nella curva di distribuzione dei redditi, considerato un metro più accurato per stabilire disuguaglianze e benessere effettivo), la classifica ETICA (sulla distribuzione effettiva dei redditi) si ribalta e la Germania (il modello da imitare) scivola in fondo.

  • Dino977 |

    Già. Le case col mutuo le comprano solo in Italia. All’ estero le comprano in contanti.

  • flori2 |

    I salari in Germania sono cresciuti poco? Pure i prezzi. Il potere l’acquiso non è stato danneggiato come da noi. Da noi, i prezzi sono esplosi.
    Nel patrimonio entrano a fare parte anche gli immobili con tanto di mutuo? No perchè è facile dire che siamo proprierari di case se c’è il mutuo da saldare in 20-30 anni.

  • Enrico64 |

    L’intervento è, come sempre, molto chiaro e documentato nei numeri e nelle fonti: in qualche modo è la fotografia (certificata con dati inoppugnabili) di una situazione. La questione diventa quindi quella di cercare di individuare le modalità di intervento che potrebbero determinare un cambiamento di rotta per limitare questo enorme surplus. Ricordo che quando (ormai una ventina di anni fa purtroppo) sostenni gli esami di economia politica all’Università un concetto rilevante erano le cosidette “preferenze dei consumatori”, considerate un principio cardine e indiscutibile. Ora mi domando: come si potrebbe favorire un cambiamento nelle scelte dei consumatori tedeschi? Non mi pare una cosa così semplice; per esempio prendiamo il settore automobilistico: come far acquistare meno Mercedes, BMW e Audi e più vetture straniere?
    Forse un piccolo passo avanti, nel senso di un aupicabile incremento della domanda interna tedesca(con effetti anche sulle importazioni), potrebbe venire dal recente provvedimento sul salario minimo orario.
    Infine per quanto riguarda la consistenza della classe media, senza sottovalutare la ricerca del Credit Suisse, vanno presi in considerazione anche altri indicatori: per esempio l’indice di concentrazione di Gini (Fonte OCSE 2011) dava una distribuzione dei redditi disponibili più “egualitaria” in Germania che in Italia (0,30 e 0,34 rispettivamente).

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