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I BoT pagano tassi reali negativi. Siamo nella prima “bolla della repressione finanziaria”

Si parla di repressione finanziaria quando l’inflazione supera i rendimenti nominali. Fa male ai creditori, fa bene ai debitori. La repressione finanziaria ha tenuto basso il debito pubblico di molti Paesi del mondo negli anni ’70. Dagli anni ’80 invece i rendimenti reali pagati dagli Stati dei Paesi più sviluppati per finanziarsi sono stati per larga parte positivi. Anche perché ha attecchito nelle università e negli ambienti che contano il movimento ideologico neoliberale, partito ufficialmente in grande stile con i governi Thatcher e Regan in Inghilterra e Stati Uniti. In questa vengono varate una serie di riforme “pro-mercati” e allo stesso tempo viene sancita in molti Paesi l’indipendenza tra Banca centrale e governo (in Francia nel 1973, in Italia nel 1981) ponendo i debiti pubblici totalmente in balia dell’andamento delle piazze finanziarie.

Il mondo della finanza, i cosiddetti “mercati”, preferisce chiaramente rendimenti reali positivi. Preferisce quindi che l’inflazione sia più bassa dei rendimenti nominali. Ma in questa fase – dove il mondo della finanza ha un ruolo cruciale nelle più importanti istituzioni mondiali – si sta verificando un piccolo paradosso. Stiamo entrando in una fase di repressione finanziaria pur essendo la “rappresentanza finanziaria” ancor più forte di quanto già non lo fosse negli anni ’80.

Non perché l’inflazione abbia rialzato la china. Anzi, ci troviamo a dir la verità nelle sabbie mobili della deflazione (a giugno in Italia l’inflazione annua si è attestata allo 0,3% e, tenendo conto che i calcoli soffrono di un errore ottimistico, questo corrisponde in sostanza a uno scenario deflativo). Ma la repressione finanziaria nell’Eurozona è in atto paradossalmente perché si è creata allo stesso tempo una bolla finanziaria sui tassi dei titoli di Stato, figlia a sua volta della trappola di liquidità in cui ci troviamo (si verifica quando l’economia reale non reagisce agli stimoli monetari convenzionali, quindi la leva sui tassi portata fino a 0, di una Banca centrale).

Osserviamo i tassi sul mercato secondario dei BoT

BoT 1 mesi : 0,17%

BoT 3 mesi: 0, 28%

BoT a 12 mesi: 0,38%

E questo per quanto riguarda l’Italia, che non è considerato al momento il Paese più affidabile dell’Eurozona. Se invece guardiamo la curva media dei rendimenti dell’area euro, otteniamo che la repressione finanziaria è in atto fino alla scadenza di 5 anni e 4 mesi come emerge da questo grafico, euroareayieldcurve consultabile anche nella modalità interattiva dal sito della Bce (euro area yield curve).

E che si può leggere anche attraverso questa tabella.

euroareayieldcurvetabella

Numeri che ci dicono che la bolla finanziaria è più forte della spinta deflativa e questo causa una nuova forma di repressione finanziaria, la prima probabilmente della fase ideologica neoliberale. Siamo quindi arrivati al punto di non ritorno?

  • Vito Lops |

    Grazie, vedo che riesce a cogliere il senso degli articoli che scrivo. E questo fa davvero piacere. Un caro saluto, Lops

  • Robo |

    Gentile dottor Lops, la seguo e apprezzo da tempo ma, essendo io un “analfabeta economico”, non sempre sono in grado di comprendere tutte le idee che lei espone, nonostante il suo encommiabile sforzo di semplificazione. Ora mi é parso spesso di evincere dai suoi post ed articoli 2 aspetti: 1)una valutazione di sostanziale impotenza della BCE di fare alcunchè che possa aiutare l’UE ad uscire da questa situazione; 2) una valutazione critica del neoliberismo, non su basi ideologiche, ma, almeno mi pare e almeno per quanto riguarda l’Europa, sulla base di una sostanziale fine della capacità di questo sistema di mantenere una efficace spinta alla crescita. É così?
    P.s. Ne sento continuamente di critiche a questo neoliberismo ma alcuni mi paiono tentativi di rivincita di marxisti di ritorno (senza che ciò abbia accezione negativa alcuna). Grazie e saluti.

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