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Perché il Qe di Draghi potrebbe non bastare

Fra poche ore la Bce annuncerà qualche manovra di stimolo economico. Le previsioni vanno dal testacoda in negativo dei tassi sui depositi presso alla Bce fino all’attivazione di uno schema per incentivare le banche a rimettere in circolo titoli Abs (Asset backed securities), titoli cartolarizzati che poi la stessa Bce potrebbe acquistare fra pochi mesi dando vita al piano di quantitative easing in salsa europea. Staremo a vedere fino a che punto l’istituto guidato da Mario Draghi si inoltrerà nel tortuoso terreno delle armi non convenzionali. Ma in ogni caso c’è il rischio che queste misure potrebbero non essere sufficienti per riportare nell’area euro il tasso di disoccupazione su livelli accettabili, per non dire intorno al potenziale naturale.

Del resto il dato sull’inflazione di maggio nell’Eurozona (scesa allo 0,5%) non lascia più alibi alla forward guidance della banca che ha sede a Francoforte. Bisogna agire. Ok, il tasso negativo sui depositi potrebbe disincentivare le banche dal parcheggiare la liquidità presso la Bce ma ha la grande pecca – al pari delle precedenti iniezioni di liquidità tramite prestiti Ltro – di non garantire che poi i soldi finiscano a imprese e famiglie, in quell’economia reale che ristagna (nel primo trimestre del 2014 il Pil dell’Italia è arretrato dello 0,1% e quello dell’Eurozona si è mosso appena dello 0,2%). Pecche rischia di averne anche il nascente e probabile esperimento di quantitative easing (allentamento quantitativo) che la Bce potrebbe varare – come detto – non tanto sulla sponda dei titoli di Stato (quelli al momento li stanno acquistando i fondi stranieri, soprattutto statunitensi, inglesi, cinesi e giapponesi) quando sul mercato degli Abs. Il messaggio che la Bce intende lanciare alle banche è il seguente: prestate, poi impacchettate questi prestiti in titoli cartolarizzati (Abs), tanto poi ci pensa la Bce ad acquistare questi titoli (e quindi a dare nuova liquidità alle banche e allo stesso tempo a tenere buoni i prezzi di questi derivati).

Bisogna fare però attenzione a questa strategia. Le regole che la Bce darà per l’acquisto degli Abs saranno più stringenti rispetto a quelle dei corrispettivi titoli statunitensi che hanno contribuito al collasso del sistema finanziario globale nel 2008, con la crisi subprime, Lehman Brothers, Fannie Mae e Freddie Mac e compagnia bella. Tuttavia, i dubbi sulla qualità di molti di questi Abs restano.

La crisi dell’Eurozona ha stremato famiglie e imprese dell’area, abbassandone i rating. Ora, in una fase in cui le banche vengono esortate tramite questo meccanismo a prestare soldi all’economia reale non è che i rating di famiglie e imprese migliorino di colpo con la bacchetta magica. I rischi di default mediamente potrebbero restare alti e a questo punto si aprono due strade:

– difficilmente gran parte degli Abs avranno rating elevati

– se si vuole puntare solo sugli Abs di alta qualità si potrebbe profilare un debole quantitative easing, pertanto di bassa efficacia

Come la si vuol leggere, le perplessità sulla riuscita di tale manovra restano.

Senza dimenticare l’ultima grande perplessità di fondo: non dobbiamo mai dimenticare che siamo dinanzi a una crisi della domanda aggregata, abbinata a un fenomeno di trappola della liquidità (quando le banche centrali pescano dal cilindro il qe confermano indirettamente che stanno combattendo proprio con la trappola della liquidità). L’unico modo per risolvere in modo rapido ed efficace la crisi in questo scenario pare essere un sostegno immediato della domanda aggregata da parte dello Stato, piuttosto che affidare alle banche centrali, attraverso gli archibugi della politica monetaria, le chiavi della politica fiscale.

Di solito (si vedano gli esempi di qe adottati negli ultimi anni da Stati Uniti e Inghilterra con successi tutt’altro che eclatanti) non funziona.

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  • riccardoricci |

    per forza Kobayashi01…mai sentito parlare di sistemi di tassi di cambio fissi? Nel medio periodo come la riporti la produzione al suo livello naturale se non con un ritrovamento di competitività attraverso un abbassamento dei salari?
    Saluti

  • Kobayashi01 |

    Ok, è crisi di domanda aggregata. Ma cosa si aspettava la BCE se ha incoraggiato e perseguito la moderazione salariale come panacea di tutti i mali?
    Dal bollettino di luglio 2012 della BCE: “al tempo stesso, in vari paesi la correzione al ribasso dei salari è stata modesta, e ciò malgrado l’aumento della disoccupazione, a indicazione della necessità di ulteriori riforme che favoriscano la flessibilità dei salari. In molti dei paesi più colpiti si stanno intraprendendo riforme strutturali. Tali riforme dovranno mirare anche a incoraggiare la flessibilità dei mercati del lavoro e la moderazione salariale, in modo da agevolare la riallocazione settoriale dei lavoratori in esubero, favorire la creazione di posti di lavoro e ridurre così la disoccupazione.”

  • dubbioso |

    Sì, concordo. Inutile avventurarsi in queste complesse manovre. Andiamo alla sostanza. Gli stati, o la BCE per loro, a questo punto devono finanziare (senza creare ulteriore debito, e quindi semplicemente stampando moneta) un piano di infrastrutture (possibilmente utili). Ci sarà comunque un conto da pagare (lo pagheranno coloro che hanno accumulato capitali; si creerà un travaso di ricchezza). Ma a questo punto non c’è altro da fare. La crisi è spaventosa. Il debito accumulato, vedi quello italiano) è oggettivamente impossibile da affrontare. Speriamo solo che gli appalti non se li accaparrino imprese cinesi.

  • Federico Schmid |

    Titolo appropriato. Latita la domanda aggregata e persiste una disoccupazione strutturale che creerà ulteriore povertà. Manca l’incentivo ad investire, senza ripresa.In Europa poi si tende a fare meno debiti, rispetto agli USA. Si aspetta quindi la BCE come l’ennesima ultima spiaggia.
    PINGUINOECONOMICO

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