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Renzi e la maglia di Gomez alla Merkel

E' iniziato l'incontro tra Matteo Renzi e Angela Merkel. Il premier ha portato alla cancelliera tedesca la maglia del centravanti tedesco della Fiorentina, Mario Gomez, con tanto di autografo e dedica alla Merkel. Un bel quadretto, insomma. Potrebbe essere senz'altro un modo simpatico per rompere il ghiaccio ma quello che è importante è che Renzi non perda il bandolo della matassa e possa riuscire laddove finora gli altri hanno ciccato.

Renzi-gomez

E' ormai divenuto doveroso convincere la Germania a razzolare bene all'interno di un'area valutaria in cui ha contribuito a creare giganteschi squilibri, in primo luogo scaricando l'enorme surplus commerciale attraverso prestiti ai Paesi del Sud Europa (che tra il 2004 e il 2007 hanno visto crescere molto Pil ma solo perché finanziato da una bolla di debito privato) e in secondo non riconoscendo gli indubbi vantaggi che l'Eurozona le sta fornendo, consentendole di operare a tempo indeterminato con un cambio svalutato del 30-40% rispetto a quello che sarebbe il cambio effettivo.

Vantaggi che non vengono compensati dall'intenzione di creare un'eurozona fiscalmente unita, con un unico debito, come dovrebbe in realtà funzionare un'area valutaria ottimale e come in effetti funzionano gli Stati Uniti (con i suoi 51 Stati), la Svizzera (con i suoi 26 cantoni) e l'Italia stessa (con Nord e Sud che condividono welfare state e infrastrutture pur essendo il Sud più debole e affaticato tecnicamente nell'operare con la stessa valuta del Nord).

Nell'Eurozona questo non accade. La Germania sta semplicemente riscuotendo i pro dell'euro, evitando la parte meno comoda (trasferimenti interni, mutualizzazione del debito) indicando che se lo facesse spingerebbe i Paesi del Sud a comportamenti di azzardo morale. Ma in un'unione si sta insieme, nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte. 

Renzi dovrebbe ricordare questo alla Merkel che, rifiutando qualsiasi politica che possa trasformare l'attuale unione di cambio in un'unione monetaria, non fa altro che alimentare tensioni e squilibri.

Quindi, ben vengano gli scherzi e la maglia di Gomez. Ma quando si tratterà di discutere di cose serie, Renzi dovrà alzare la voce, quella del Paese che è oggi il terzo Pil dell'Eurozona e la seconda manifattura, nonostante abbia perso dal 2008 nove punti di Pil reale.

Speriamo che Renzi non si rimangi questo dopo il cambio di atteggiamento sul deficit/Pil e della sua formula obsoleta e arbitraria del 3%. A gennaio aveva detto: ":Il 3% si riferisce a un mondo fa, un mondo in cui non c'era Google e Internet, un mondo che ha visto esplosione di Cina e India… Che senso ha oggi?"

Salvo poi ribadire la scorsa settimana a tu per tu con il presidente francese Hollande che l' "Italia non sfonderà il 3%". Lo ha detto proprio a Hollande che rappresenta una Francia che da diversi anni sfora questo parametro e che negli ultimi tre anni, solo per dare qualche numero, ha generato spesa a deficit a doppia cifra rispetto al 9% italiano. E questo non è giusto. Né tantomeno ha senso.

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