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Gli 11 pezzi del puzzle della crisi dell’euro e una possibile ricetta per tamponarla

Inflazione più vicina alla deflazione che a quella tipica di una sana crescita. Produzione industriale nuovamente in calo a dicembre dopo qualche segnale di recupero. Tensioni politiche (su staffetta Lenzi-Retta) che fanno allargare a 20 punti lo spread Italia-Spagna. Lo scenario per l'Italia e per l'intera Eurozona non è insomma rose e fiori, per quanto tutti desiderino ardentemente dara una definitiva spallata a una crisi che dura da cinque anni e che nel frattempo ha causato una perdita di 9 punti di Pil reale e ha portato i Neet italiani (i giovani da 15 a 24 anni che non hanno lavoro, non lo cercano e non si stanno formando per cercarlo) al record del 21% (peggio persino della Grecia).

Per capire come uscirne è però doveroso fare chiarezza definitiva sulle cause della crisi e sulle conseguenze che ogni giorno dobbiamo affrontare. E' doveroso insomma risolvere il PUZZLE DELLA CRISI mettendo tutti i pezzi al posto giusto. Solo così si può avere una visione chiara delle strategie da implementare per tirarci fuori dalle sabbie mobili.

Completiamolo, allora, questo puzzle. Ogni pezzo dipende da un altro, quindi procederò per punti concatenati.

1) la crisi attuale è stata generata da un'esplosione della BOLLA DEL DEBITO PRIVATO nell'Eurozona a partire dal 2008. In quella data l'esplosione della crisi dei debiti subprime ha colpito anche le banche tedesche, quelle che dal 2003 hanno foraggiato più di tutte i Paesi della periferia europea (Portogallo, Spagna, Grecia, Italia, Irlanda ecc.) con un grande quantitativo di prestiti effettuati con slancio profittando di tassi di remunerazione più alti rispetto al mercato tedesco ma, allo stesso tempo, del cuscino dell'Eurozona che avrebbe potuto attutire le perdite. Questi grafici della Banca centrale europea indicano chiaramente l'esplosione del debito privato nei Paesi della periferia e, a ruota, l'impennata dei prestiti delle banche tedesche.

2) la crisi del DEBITO PRIVATO è solo dopo diventata una crisi del DEBITO PUBBLICO in quanto i vari Paesi colpiti hanno attinto alle casse statali per provare a rimettere in sesto il disastrato settore privato. Non a caso dopo il 2008 il debito/Pil dell'Eurozona è balzato dal 60 all'80% del Pil e oggi continua ad aumentare.

3) negli anni delle "vacche grasse", in cui tutto sembrava andare a gonfie vele (la Germania prestava a raffica agli stessi Paesi che con quei soldi acquistavano i propri prodotti, in un legame simile a quello che lega da diversi anni Cina e Stati Uniti, gonfiando il Pil dei Paesi periferici che cresceva trainato da consumi dopati dal debito privato) si è creato un drammatico squilibrio che oggi l'Europa si sta dimostrando incapace di risolvere. Questo squilibrio, visibile in vari modi, ma sopratutto dalla dinamica dei saldi Target 2 (prestiti delle banche nazionali dei vari Paesi alle banche private) evidenzia un triste confronto nell'area euro. Da un lato la Germania, con un surplus superiore a 200 miliardi di euro, superiore al 6% del Pil, limite massimo consentito dalle regole europei sugli squilibri, e dall'altro Paesi superindebitati con l'estero (cioè in particolare con la Germania). Il conto di oggi indica che Grecia, Spagna e Irlanda hanno un debito estero netto superiore al 90% del Pil, mentre l'Italia è al 30%. 

4) L'Unione europea dispone di vari trattati. Tra questi c'è il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, appunto, che agli articoli 119, 174 e 176 si focalizza in particolare sugli impegni comunitari al fine di aggiustare gli squilibri in modo tale da rendere l'area virtuosa piuttosto che un luogo beggar thy neighbor, ovvero un gioco a somma zero dove il guadagno di un Paese corrisponde alla perdita di un altro (o di più di uno messi insieme). Dove in sostanza vince chi "frega il vicino".

5) Oltre agli articoli del Trattato sul funzionamento europeo il sistema di aggiustamento degli squilibri dell'area include la Mip (Macroeconomic imbalance procedure). Questa prevede che i Paesi dell'area non possono generare surplus delle partite correnti superiori al 6% per tre anni consecutivi, così come non possono accusare deficit superiori al 4%, sempre per tre anni. Dato che la Germania ha violato la Mip a novembre la Commissione europea ha aperto un'indagine per valutare l'infrazione. Non si sa però come andrà a finire.

6) Nel frattempo l'Unione europea sta lasciando che l'AGGIUSTAMENTO degli squilibri (creatisi nel periodo in cui tutto sembrava rose e fiori mentre si gonfiava quella che abbiamo visto essere la BOLLA DEL DEBITO PRIVATO che è stata la prima causa della crisi) sia lasciato al mercato libero. In conseguenza di ciò i Paesi della periferia, non potendo svalutare il cambio (che è rigido) non hanno scelta: sono costretti a svalutare il lavoro, ad attuare cioè quella che viene definita "svalutazione interna".

7) Questa svalutazione interna – come rivela un recente report di Nomisma sulle cause della crisi – sta avvenendo diminuendo il Clup (Costo del lavoro per unità di prodotto). Ma il Clup – che quindi misura la competitività di un Paese – sta scendendo non tanto per la diminuzione dei salari nominali quanto per gli "aumenti di produttività conseguiti attraverso contrazioni dell'occupazione superiori alle pur forti flessioni della produzione". In pratica i Paesi che licenziano di più diventano più competitivi. Ed è quello che ha fatto la Spagna che ha visto impennare il tasso di disoccupazione al 27%, recuperando competitività. Secondo questa logica l'Italia dovrebbe portare il tasso di disoccupazione al 20% (dal 12,5% attuale) per raggiungere un Clup competitivo simile.

8) Questo metodo di AGGIUSTAMENTO crea però altri SQUILIBRI. I Paesi che lo stanno adottando rischiano di vedere depotenziata incredibilmente la domanda interna (con molti disoccupati che non percepiscono più reddito) con conseguente calo dei CONSUMI, finora la voce più considerevole del Pil di un Paese europeo. Ed è per questo che si sta verificando la DEFLAZIONE, frutto delle aspettative crescenti di calo di consumi in funzione di redditi calanti. Deflazione che ha colpito Grecia, Portogallo ed è ormai prossima alla Spagna. Non a caso i Paesi che finora hanno sperimentato il metodo più violento di "svalutazione interna". Mentre l'Italia attualmente viaggia con un'inflazione dello 0,7%.

9) Va ricordato che la DEFLAZIONE favorisce i creditori, quindi ancora una volta i Paesi che hanno generato forti surplus delle partite correnti e svantaggia i debitori rendendo ancora più arduo il processo di AGGIUSTAMENTO degli squilibri;

10) Per questo motivo – ricorda Nomisma – l'AGGIUSTAMENTO dovrebbe coinvolgere anche i Paesi in surplus (la Germania) che nei primi anni di Eurozona si sono trasformati in straordinari creditori netti. Per il semplice motivo che «nei rapporti tra creditore e debitore il primo è tanto responsabile quanto il secondo nell'alimentare situazioni insostenibili». Ogni prestatore deve infatti valutare con attenzione, prima di prestare, il rating del debitore e assumersene i rischi. In sostanza attualmente l'Unione europea sta lasciando cadere il peso dell'AGGIUSTAMENTO solo su Paesi debitori, come se i creditori non avessero sbagliato a foraggiare crediti senza valutare accuratamente i rating dei debitori.

11) Per questo motivo sarebbe più giusto coinvolgere anche i Paesi creditori nel colmare gli attuali squilibri. In che modo? Nomisma suggerisce due soluzioni. Come prima cosa spingere la Germania ad importare di più e/o aumentare i salari, stimolando quindi la domanda interna. «Occorrono riforme strutturali nei Paesi in surplus che, simmetricamente a quelle richieste alle economie in deficit, portino a potenziarne i fattori interni della crescita economica, dando luogo a una più sostanziale spinta della loro domanda domestica e, di conseguenza, a un contributo più significativo allo sviluppo equilibrato dell'intera area euro».

La seconda azione spetterebbe alla Bce che dovrebbe consentire uno strappo alla regola aurea dell'inflazione entro il limite del 2% e consentire un leggero sforamento al rialzo, soprattutto nei Paesi del Nord, per accelerare i tempi di recupero del Sud. « Una dinamica più elevata dei prezzi europei, possibilmente per un periodo transitorio anche superiore al target del 2%, verrebbe infatti conseguita con un'inflazione più alta in tutta l'area, ma che nei Paesi del centro dovrebbe portarsi per alcuni anni oltre il 3%. Questo è terreno d'azione in primo luogo della Bce che dovrebbe fare pieno uso degli strumenti a disposizione per contrastare la bassa inflazione».

Insomma, dato che creditori e debitori nel momento in cui si creano le bolle hanno pari responsabilità, quando c'è da raccogliere i cocci e ricostruire un'impalcatura seria non è giusto che paghino solo i debitori. 

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  • Pieropostacchini@bpeassociati.it |

    Sono due crisi diverse, quella del debito privato e quella del debito pubblico, hanno due cause diverse, ok per la prima, al contrario la seconda e’ dovuta solo al modo in cui è stato gestito l’euro, anzi la politica monetaria dalla Merkel. Per il resto concordo pienamente, aggiungo che oggi dobbiamo rinviare l’unione bancaria, sarebbe la fine della nostra economia

  • mariano |

    ma se il denaro invece di destinarlo a mercati esterni ai paesi produttori , venisse reinvestito all’interno delle comunità di produzione , non finirebbero tutte queste MANFRINE , che attualmente hanno portato solo a livelli di disoccupazione inutili e dannosi ?? l’unità di lavoro andrebbe ridivisa tra tutti i soggetti disponibili non solo a pochi individui , tanto devono vivere tutti nella stessa comunità !!..o da disoccupati o da sopraoccupati !! è ridicolo puntare solo sulla diminuzione del costo del lavoro , produrrà solo disavventure sociali dai costi altissimi !!

  • un elettore |

    sbaglio o si parla del Ciclo di Frenkel? sbaglio o quando si parla di debito privato ci si riferisce anche alle parole di Victor Costancio della Bce? ottimo articolo, che ha molte vicinanze con i vari Bagnai, Brancaccio, Sollevazione….forse dovrebbe essere letto anche dai ns parlamentari:)

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