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Il vero termometro della crisi non è lo spread sui bond ma è lo spread sui mutui

Lo spread tra BTp e Bund in questi primi giorni del 2014 è sceso sotto quota 200, riportandosi sugli stessi livelli dell'estate 2011. Anche il Ftse Mib di Piazza Affari viaggia stabilmente sopra la soglia dei 19.000, la stessa dell'estate 2011, quella che ha preceduto l'autunno "tempesta" del contagio dell'Italia nelle tensioni dell'Eurozona (con i BTp a 10 anni che superarano il 7% e lo spread col Bund che volò a 575 punti e quelli a due anni addirittura oltre l'8% con spread a 700 e pericolosa inversione della curva dei rendimenti).

Adesso che lo spread sui bond sovrani scende in molti dal Governo cantano vittoria, prendendosi meriti a destra e sinistra. Dimenticando però due cose:

– dato che siamo in disinflazione i TASSI REALI sul debito pubblico sono più alti oggi che nella fase pre-crisi;

– non sta scendendo solo lo spread tra BTp e Bund ma, sempre rispetto alla Germania, sta scendendo ancor più velocemente lo spread di Spagna e Irlanda (tornata ieri sul mercato primario per la prima volta in due anni dopo lo stop legato ai prestiti della Troika). Senza dimenticare i forti acquisti che stanno piovendo sui bond del Portogallo (che a settembre pagano l'8,5% a 10 anni e oggi sono in araea 5%) e della Grecia (tornati ai livelli di giugno 2010, quando aveva appena ricevuto la prima tranche di prestito della Troika). Insomma i Pigs (come chiamati in modo dispregiativo da un giornalista di britannico) sono tornati prepotentemente di moda a pochi mesi dalle elezioni europee  (22 e 27 maggio). In questo senso l'attuale corsa dei BTp non è associabile a meriti particolari ed esclusivi dell'Italia, come indicato anche in questo editoriale.

Quindi, prima di cantare vittoria e di dire che il peggio è passato, che è il grosso è stato fatto e che adesso l'Italia non potrà che raccogliere i frutti della ripresa, meglio andare con le pinze.

Non si possono ignorare i dati che arrivano dall'economia reale, intendendo per economia reale quelli dello stato di salute della domanda interna, dei cittadini. Oggi l'Istat ha aggiornato i dati sul lavoro: a novembre il tasso di disoccupazione medio è salito al 12,7%. Quello giovanile, che conta ancor di più per questo motivo, è balzato al 41,6%.

Insomma, cittadini e lavoratori stanno sempre peggio rispetto al 2008 (il Pil reale è diminuito da allora di 9,1 punti). E questo lo spread tra BTp e Bund (collegato a dinamiche esogene come la "grande rotazione" in atto dei portafogli degli investitori istituzionali dai Paesi emergenti verso i periferici dell'Eurozona) non ce lo dice.

Ce lo dice, invece, un altro spread, quello che le banche applicano sui mutui e che si deve aggiungere all'Euribor (per i mutui a tasso variabile) e all'Eurirs (per quelli a tasso fisso) nel calcolo del tasso finale per il mutuatario.

Questo spread oggi è in media pari al 3%, circa tre volte quello che si poteva ottenere nell'estate del 2011. Come mai? E' vero: le banche hanno utilizzato gran parte della liquidità fornita a tassi bassi dalla Bce per comprare titoli di Stato e fare carry trade piuttosto che prestarla a imprese e famiglie.

Ma nel drammatico calo delle erogazioni di mutui va considerato che dal 2011 ad oggi è peggiorato il "RATING DEI CITTADINI" (come dimostra l'incremento del tasso di disoccupazione che a conti fatti si traduce in una caduta del reddito di chi ha già un lavoro e di quelli che lo troveranno un domani e saranno disposti, pur di trovarlo, ad accettare salari più bassi). Questa caduta del reddito – amplificata dagli effetti della svalutazione interna in corso tra i Paesi dell'Eurozona – si traduce algebricamente in spread più alti sui mutui che vengono decisi anche tenendo conto della regola del rapporto rata/reddito del 33%.

In sostanza, quando le banche praticavano spread sui mutui dell'1% l'economia italiana girava ancora bene e il tasso di disoccupazione era decisamente più basso di quello attuale. Per questo motivo è questo il vero parametro da seguire a questo punto della storia per sapere se l'Italia (intesa come domanda interna) sarà realmente uscita dalla crisi. E quel giorno, stando a quello che ci dice questo termometro reale della crisi che oggi viaggia intorno a una media 3% sia per i mutui a tasso fisso che per quelli a tasso variabile, è ancora lontano.

Approfondimenti sul Sole 24 Ore

  • damiano |

    salve,signor lops nel suo interessantissimo libro”il m perfetto” scriveva di assolutamente di EVITARE un mutuo a tasso variabile(taeg) con o senza cap superiore al 2%;oggi ci son mutui in giro al 3-4% e non si può neanche trattare,figuriamoci poi a parlare di tasso fisso.Forse,come scriveva nelle prime pagine del suo libro,sarà meglio prendere esempio dai paesi nordici,

  • Alex |

    Caro Flori2 forse 2 immobili li avrà lei, però vista la sua saccenza le chiedo, continuo a stare in affitto pagando di fatto un mutuo al mio affittuario o torno dai miei genitori? Mi dica lei l’alternativa se dice che dovrebbero continuare a non erogare mutui.
    L’aspetto
    Cordialmente

  • Francesco |

    Come mai nonostante il taglio dei tassi deciso dalla BCE in Novembre, l’euribor 3m si è portato a livelli superiori a quelli di ottobre e, cioè, quando il tasso di riferimento era maggiore? Secondo me, un parametro da cui dipendono i destini finanziari di migliaia di mutuatari dovrebbe avere dei meccanismi di determinazione più trasparenti…

  • flori2 |

    Siamo con quasi 2 immobili a testa e prezzi ancora assurdi. Molto bene non concedere mutui.

  • dubbioso |

    Si sta preparando la tempesta perfetta.

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