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In Italia record di “cattivi crediti”. Ecco perché questa Bce non basta per riportare i soldi alle imprese

A ottobre i prestiti al settore privato (famiglie e imprese) delle banche italiane sono diminuiti del 3,7%, si tratta della contrazione più alta mai registrata. I finanziamenti alle imprese sono calati del 4,9%, quelli alle famiglie dell'1,3%.

A questo dato se ne aggiunge un altro, quello dei non performing loans delle banche italiane che sono balzati del 22,9% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, ma si sono mantenuti stabili rispetto a settembre che in ogni caso aveva fatto segnare il livello più basso dal 1998. 

Nonperformingloanbancheitaliane

I non performing loans sono i crediti deteriorati, quelli che per vari motivi sono diventati difficili da riscuotere per le banche che li hanno erogati. Si dividono in quattro categorie:

1) sofferenze: è la categoria più rischiosa perché riguarda quei debitori che risultano in stato di insolvenza, di conseguenza la riscossione del credito è decisamente incerta.

2) esposizioni scadute: il pagamento è in ritardo di 180 giorni ma il debitore non è ancora in stato di insolvenza.

3) esposizioni ristrutturate: pur di esigere anche una parte del debito la banca modifica le condizioni iniziali, magari allungando la scadenza. In ogni caso l'istituto di credito accetta una perdita parziale sul credito iniziale.

4) incagli: è la categoria meno rischiosa perché si suppone che questi crediti siano recuperabili in un congruo periodo di tempo.

Detto questo, cerchiamo di capire perché l'aumento dei non performing loans potrebbe essere in parte collegato alla politica monetaria della Banca centrale europea che a dicembre 2011 e febbraio 2012 ha emesso due Ltro (prestiti agevolati alle banche europee per un controvalore di 1.040 miliardi di euro, di cui 290 sono finiti alle banche italiane). Per due motivi:

1) I prestiti Ltro sono stati utilizzati dalle banche prevalentemente per l'acquisto di titoli di Stato della periferia europea (in particolare Spagna e Italia). In questo modo gli istituti di credito si sono assicurati una facile plusvalenza, pagando l'1% alla Bce e mettendosi in saccoccia titoli con cedole anche superiori al 4%. Nel frattempo la Bce ha risolto un problema, cioè quello di far raffreddare gli spread e le tensioni sul mercato finanziario pur non potendo agire direttamente (ai sensi dell'articolo 123 del Trattato consolidato dell'Ue la Bce non può prestare direttamente soldi a Stati e istituzioni pubbliche, quindi non può comprare titoli di Stato sul mercato primario, ovvero non è prestatore di ultima istanza a differenza delle altre banche centrali più importanti del pianeta).

Così fancedo la Bce non ha stimolato le banche private a prestare soldi all'economia reale ma, indirettamente, le ha incentivate a effettuare operazioni finanziarie. Per questo motivo nell'ultima riunione (dicembre) il governatore Mario Draghi ha lasciato intendere che se nei prossimi mesi la Bce lancerà un nuovo Ltro, si assicurerà che poi i soldi finiscano all'economia reale (una sorta di Ltro geneticamente modificato).

2) Molte banche prestano meno alle imprese (sia perché hanno trovato più conveniente utiilzzare la liquidità in attività finanziarie più remunerative e in più breve tempo) ma anche perché, complice la crisi – l'Italia è in recessione dall'estate del 2011 e dal 2007 ha perso 8,5 punti di Pil reale – le probabilità che queste imprese ripaghino i debiti sono più basse. Ma è un cane che si morde la coda. Perché questo discorso può certo valere per quelle imprese meno sane, ma non per quelle (tantissime) che erano industrialmente sane ma che sono finite in crisi proprio perché si sono viste sbattere la porta e chiudere i rubinetti del credito dopo che le banche internazionali – per l'eccesso di giochi finanziari – sono collassate e hanno chiesto una mano agli Stati.

Ed ecco perché adesso da una banca centrale ci si aspetta francamente qualcosa di più che "limitarsi" per Statuto a controllare che il tasso di inflazione non superi la soglia del 2%.

  • flori2 |

    Prestare soldi ai privati non risolve nulla. In cosa investono? In immobili.

  • Vito Lops |

    Il punto è che la Bce dovrebbe favorire riforme di re-industrializzazione del sistema. In questo momento gli attivi finanziari sono di gran lunga superiore al Pil, il che implica una bolla di debito favorita da varie misure su cui a questo punto è doveroso spingere, fra cui la separazione tra banche di investimento e banche commerciali (direzione in cui si stanno muovendo Gran Bretagna e Svizzera)

  • Over-the-counter |

    Ma l’articolo non spiega quale sarebbe la bacchetta magica per far arrivare prestiti alla PMI. Cosa dovrebbe fare la BCE oltre a cercare di favorire la ripulitura delle banche attraverso l’asset quality review (cosa che sta facendo ma che nell’immediato ha semmai effetti di contrazione del credito)?
    1. Fare un LTRO condizionato al lending? Non c’è nessuna garanzia che le banche prendano questa nuova liquidità condizionata al prestare: se dubitano del merito di credito del cliente, non c’è BCE che le possa costringere a prestare.
    2. Comprare sul mercato asset (QE)? Non esiste un mercato delle obbligazioni delle PMI che la BCE possa acquistare. La BCE sta mandando avanti un progetto con la BEI per creare un mercato di ABS, ma non è cosa da breve termine. E le grandi imprese di cui la BCE potrebbe acquistare i titoli non hanno problemi a finanziarsi sui mercati, sono le PMI ad averlo.
    3. Inutile spiegare che la BCE non può buttare i soldi dall’elicottero, nè fare direttamente prestiti alle imprese.
    Ergo che dovrebbe fare?

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