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Liquidità a go-go. Quando la Fed chiuderà i rubinetti li aprirà la Bce?

I mercati iniziano a scontare l'avvio, seppur simbolico, del tapering. Di cosa si tratta? Del piano di riduzione degli stimoli monetari che la Federal Reserve (la Banca centrale degli Stati Uniti) ha avviato lo scorso anno (è il terzo piano dal 2009) per stimolare l'economia. In cosa consiste? La Fed acquista ogni mese 45 miliardi di titoli di Stato e 40 miliardi di titoli legati al mercato immobiliare. Li compra sul mercato, quindi chi glieli vende? Fondi, banche e investitori istituzionali, foraggiati da questa nuova iniezione di liquidità, che è una delle varie tecniche attraverso cui le banche centrali "stampano moneta".

Per dare l'idea dell'entità della manovra, la Fed ogni mese "stampa moneta" per un importo non lontano da quanto paga in un anno l'Italia per sostenere (in termini di interessi) il debito pubblico da 2mila miliardi di euro. L'Italia paga circa 90 miliardi di euro l'anno, al cambio attuale circa 120 miliardi di dollari (all'anno) mentre la Fed ne immette 85 miliardi al mese.

Per quantificare quanta liquidità una banca centrale immette nel sistema basta osservare l'attivo in bilancio. Bene, l'attivo della Fed è passato dagli 869 miliardi di dollari di inizio agosto 2007 – prima che scoppiasse la bolla dei derivati subprime – a 3.038 miliardi.

E l'attivo della Bce? Nell'ultimo anno in realtà è diminuito, come dimostra questo grafico.

Attivobce
 
La spiegazione è semplice. Tra dicembre 2011  e febbraio 2012 la Bce ha immesso sul mercato 1.000 miliardi di euro a favore di circa 800 banche europee lanciando due piani Ltro (prestiti agevolati alle banche da restituire in 3 anni). E' un'altra tecnica per "stampare moneta". Le banche hanno preso questa liquidità e l'hanno utilizzata prevalentemente per acquistare titoli di Stato sul mercato secondario facendo sgonfiare i rendimenti, facendo sbollire le tensioni sugli spread e, allo stesso tempo, portando a casa un po' di plusvalenze in bilanci messi in difficoltà da crediti che, complice la crisi, vanno via via deteriorandosi (paradossalmente anche a causa del fatto che le banche avendo preferito compiere operazioni finanziarie sui titoli di Stato piuttosto che immettere la liquidità dell'Ltro nell'economia reale hanno quindi voltato le spalle a molte imprese contribuendo a deteriore il credito stesso che esse vantavano con le imprese oggi in difficoltà). Questa, però, è un'altra parentesi che meriterà certamente un futuro post.

Torniamo alle banche centrali e alla liquidità. Molte delle 800 banche hanno restituito la liquidità presa in prestito dalla Bce, quelle che sono più indietro nel farlo sono quelle spagnole e italiane, come si evince da quest'altro grafico.

Banchespagnoleitalianedebitibce
In ogni caso il risultato non cambia, nell'ultimo anno la Bce ha drenato liquidità dal sistema più che immetterla, stando a quando emerge dal suo attivo in bilancio.

Adesso, quando dalle parti dell'economia reale dell'Eurozona incombe il rischio deflazione (che in Grecia non è più solo un rischio da due trimestri) tutti si aspettano uno sforzo in più da parte della Bce. Nei giorni scorsi l'economista Nouriel Roubini ha profetizzato che la "La Bce lancerà il suo quantitative easing", ovvero un piano di acquisto di titoli per immettere nuova liquidità nel sistema.

Per farlo il governatore Draghi dovrà convincere i membri del consiglio direttivo della Bce, divisi tra colombe e falchi. Le prime sono favorevoli all'espansionismo monetario (stampar moneta), i secondi, guidati dal tedesco Jens Weidmann sono contrari. Immettere nuova moneta rischia in futuro di creare inflazione e la Germania che, come dimostra l'andamento dei saldi Target 2 (debiti e crediti delle banche nazionali dei Paesi dell'euro nei confronti della Bce), è in questo momento il più grande creditore dell'area euro, sarebbe danneggiata da un ritorno dell'inflazione perché permetterebbe ai debitori di pagare con la nuova moneta cattiva (perché inflazionata) il debito.

Secondo Roubini "Weidmann doesn't matter", ovvero Draghi riuscirà comunque a vincere la resistenze dei falchi. Ed è quindi ipotizzabile che nel 2014 mentre la Fed annuncerà il tapering (quindi avvierà una programma di uscita dall'iniezione di liquidità, quindi ne stamperà prima 75 mld al mese, poi 60 fino a zero) al contrario la Bce potrebbe inaugurare un quantitative easing (piano di immissione di liquidità).

Tra le due banche quindi ci potrebbe essere una staffetta. In fondo ai mercati poco importa da chi arrivino questi soldi, basta che arrivino. E' risaputo infatti che lo sgonfiamento degli spread in Europa è in buona parte dovuto ai soldi che stanno arrivando dagli Stati Uniti così magari gli Stati Uniti potrebbero aspettarsi (in teoria) che una parte della futura liquidità della Bce vada a tener basso il rendimento dei titoli di Stato americani, in particolare quello a 30 anni, a cui sono agganciati i mutui e quindi, a ruota, la ripresa del mercato immobiliare a stelle e strisce.

In questo schema finanziario, però, le imprese (l'economia reale) al momento sembrano ancora una volta in secondo piano. Speriamo ovviamente di sbagliarci.