Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Banche centrali in testacoda, ecco perché stampare soldi non basta

Le banche centrali stanno combattendo la profonda crisi che ha colpito le economie occidentali dal 2007 (siamo infatti alla crisi del settimo anno) stampando soldi. Chi più (la Fed e la Banca del Giappone), chi meno (la Bce). E con tecniche diverse (la Fed acquistando titoli di Stato e titoli agganciati ai mutui), la Bce attraverso operazioni Ltro, di finanziamento agevolato alle banche.

Spesso si polemizza sul fatto che la Fed abbia più armi espansive della Bce, ed è vero. Si indica che la Fed ha uno Statuto ben scritto perché, a differenza della Bce, è chiamata ad occuparsi anche di crescita (oltre che di mantenere la stabilità dei prezzi all'interno di un tutto sommato opinabile – come sollevato dagli stessi esponenti dell'Fmi – tasso di inflazione del 2%).

Ma al di là di questo dibattito, il problema sta a monte. Perché se l'intento è quello di stampar soldi per far ripartire l'economia reale sta completando fallendo. Ce lo fa vedere ad occhio nudo questo grafico

Inefficacia-politiche-monetarie

elaborato da Natixis che mette in evidenza l'aumento della base monetaria dal 1995 ad oggi in rapporto alla crescita del Pil reale (Pil nominale depurato dal tasso di inflazione) negli Usa, Eurozona e Giappone. Come si evince l'incremento della base monetaria più consistente si è avuto dopo il 2009 (come reazione alla crisi). Gli Usa, caduti in deflazione nel marzo 2009, hanno varato il primo (di tre) piani di quantitative easing (allentamento monetario). Poi è arrivata la Bce (con due piano Ltro) a cui si è aggiunto il Giappone nel 2012 con una politica monetaria superespansiva, in linea con quella americana.

Gli effetti sul Pil non ci sono stati per ora. Ma solo sui mercati finanziari con Wall Street, che ieri ha aggiornato il massimo storico, Tokyo e Borse europee in grande spolvero. Si stanno gonfiando anche i titoli governativi sovrani con prezzi in rialzo e rendimenti in calo. E anche questo è un'ulteriore spia della trappola di liquidità in cui rischia di cadere l'Occidente, complice politiche monetarie sbilanciate sulla finanza e poco sull'economia reale.