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I mercati corrono. Ma è la “finanza bancomat” bellezza

La finanza è nata per svolgere il nobile compito di aiutare l'economia reale a marciare al massimo del suo potenziale. Il poter dare a qualsiasi cosa un prezzo, solo per fare un esempio, è un bell'aiuto allo scambio di beni e servizi. Oggi, però, le cose sono un po' diverse. Il concetto iniziale di finanza si è deformato. Tant'è, che come le ultime crisi stanno dimostrando, la finanza esagerata (quella col turbo per intenderci) finisce per essere più un intralcio che non una Musa per l'economia reale.

E poi continua a sfornare paradossi. L'ultimo della serie è questo: nei prossimi giorni gli Stati Uniti rischiano il default (è in gioco il duello tra democratici e repubblicani sulla riforma Medicare, cavallo di battaglia di Obama ma nenimo numero uno dei conservatori) ma allo stesso tempo i grandi fondi e banche statunitensi stanno riversando capitali (quelli che hanno ritirato dai Paesi emergenti non appena la Federal Reserve ha ipotizzato di ridurre gli stimoli monetari attraverso il famoso tapering) verso l'Europa facendo correre i listini europei, in particolare Piazza Affari e Madrid (ovvero le Borse che hanno corso meno sinora), e facendo abbassare i rendimenti dei bond governativi dell'Eurozona. Quindi gli Usa da un lato rischiano il default dall'altro si pongono come una sorta di prestatori di ultima istanza per il (troppo spesso dimenticato) Ftse Mib.

La brutta notizia, però, c'è. Non si tratta – secondo gli operatori – di un rialzo strutturale ma di una sorta di "mordi e fuggi". Questi capitali – liberi di circolare senza limiti a partire dagli anni '90 – stanno semplicemente andando a prelevare profitti a breve nelle aree che in questo momento offrono un miglior rapporto  rischio/rendimento (Italia e Spagna su tutte anche perché in un certo qual modo protette dallo "scudo anti-spread").

Pertanto, avvertono gli analisti, questo rialzo di Borse e bond potrebbe avere le gambe corte (qualche mese). Dopodiché punto e a capo. Basta che qualcuno prema il tasto risk-off e il criceto tornerà a girare nella ruota dei listini. Sempre più sorretti (o trascinati giù) da questa "finanza bancomat".