Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Le 10 falle del sistema euro

Sui mercati finanziari c'è meno tensione. Oggi lo spread tra BTp/Bund è intorno a 310 e quello tra Spagna e Germania è sceso sotto i 400 punti dopo un'asta di titoli di Stato a Madrid che ha evidenziato rendimenti in calo anche sul mercato primario (quello riservato a investitori istituzionali).

E' quindi un momento opportuno per compiere le riforme e tappare le falle nel sistema euro. Falle, che ahinoi, sono ancora tante. Qui ne ho contate almeno 10 (ma l'elenco potrebbe anche continuare). L'importante è farlo subito evitando di temporeggiare assecondando così le esigenze elettorali della cancelliera tedesca Angela Merkel che punta a una rielezione del settembre 2013 (e fino ad allora non può certo mostrarsi al suo elettorato generosa con i Piigs).

Ognuno Paese deve seguire la propria strada, risolvendo il rispettivo punto di criticità. Per l'Italia bisogna agire immediatamente sugli sprechi pubblici (la Pa pesa per il 45% del Pil) evitando allo stesso tempo di deregolamentare il mercato del lavoro in un contesto in cui la flessibilità è solo in uscita (precarizzazione) e non in entrata. La Spagna deve risolvere una volta per tutte il problema del buco generato dalla bolla immobiliare.

E poi ci sono riforme corali che l'Ue, piuttosto che i singoli Paesi, devono prendere. Ecco i 10 virus da estirpare nel sistema euro.

1) l'euro è troppo forte, occorre una svaluzione competitiva;

2) il pareggio di bilancio (contenuto nel fiscal compact approvato dal Consiglio europeo a marzo 2012) è improponibile in un contesto di austerity;

3) il parametro debito/pil (su cui si basano i palleti del fiscal compact) è obsoleto. Come può scendere il debito/pil se, per effetto dell'austerity, decresce il Pil, ovvero il denomintarore di questo rapporto?

4) l'austerità a tutta forza, sostanzialmente oggi imposta ai Piigs, non paga. Lo evidenziano anche i dati sul moltiplicatore fiscale del Fmi;

5) rigore, crescita, equità. Lo slogan del premier Mario Monti rischia di restare solo tale dato che al momento c'è solo rigore. Siamo ancora lontani da crescita dell'economia reale e dall'equità sociale. Come è possibile praticare equità sociale se l'austerity, attuata in un contesto di recessione e di globalizzazione dei mercati, si trasforma automaticamente in un deragliamento dello stato sociale e dei diritti acquisiti in decenni dai cittadini? ;

6) anche se la Germania si oppone e probabilmente continuerà ad opporsi anche dopo le elezioni di settembre 2013 l'unica strada per proteggere i debiti sovrani dalla speculazione è la condivisione del debito dei Paesi membri. Come accade negli Stati Uniti dove un eventuale default della California non intacca il rendimento dei titoli di Stato permettendo al Paese di finanziare il suo enorme debito pubblico a tassi bassissimi (quelli che oggi paga la Germania per intenderci);

7) le misure sin qui adottate stanno causando gravi problemi nel mercato del lavoro. La disoccupazione nell'Ue è all'11,2% contro il 7,7% degli Usa. E quella giovanile è abbondantemente oltre il 30%;

8) oltre alla disoccupazione non si sta facendo nulla per i giovani (se non precarizzarli sempre più con una riforma del mercato del lavoro che prevede solo una flessibilità in uscita) e per le pensioni. E' stimato che le nuove leve andranno in pensione in futuro con un assegno pensionistico pari al 30% di quello che sarà il loro ultimo stipendio. Un livello inaccettabile per una democrazia che dovrebbe, in un equilibrato rapporto tra tasse e servizi, la serenità dei cittadini in tutte le fasce d'età;

9) è stato fatto un passo in avanti con l'Unione bancaria europea. Un primo accordo è stato raggiunto a dicembre. Questo accordo però è un passo indietro rispetto alle aspettative. Sotto il controllo di un ente europeo saranno solo gli istituti con attivi superiori a 30 miliardi. Circa 200 rispetto alle 6mila banche europee. Un passo indietro che favorisce la Germania il cui sistema bancario è ramificato in molte banche regionali e piccole che, svincolate dal controllo europeo, potranno eventualmente continuare ad operare in condizioni di opacità;

10) la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie ideata dal premio Nobel per l'Economia James Tobin nel 1972. O la attuano tutti i Paesi europei allo stesso tempo oppure c'è il rischio che si creino distorsioni. La Francia l'ha attuata in estate. L'Italia è vicina a un accordo definitivo e dovrebbe adottarla dal 2013. Mentre la Germania prende tempo fino al 2016. E' forse giusto che ci sia questa mancata armonizzazione su una tassa così importante?