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Prodi: in Europa Sarkozy faceva arrabbiare tutti. Serve cane grosso per difendere euro e bond

Dopo la sconfitta di Nicolas Sarkozy alle presidenziali francesi, battuto dal socialista Francois Hollande, spunta qualche retroscena sul ruolo di Francia nella gestione della crisi dei debiti sovrani dell'Eurozona. Secondo Romano Prodi, intervistata dall'agenzia Ansa a margine della presentazione dell'ultimo libro di Quadro-Curzio, "Economia oltre la crisi", è ora che "la Francia torni a fare la Francia: il problema era il carattere del presidente precedente che voleva far fronte da solo alla Germania, facendo arrabbiare tutti nei pre vertici escludendo gli altri 25, ma facendo sempre il perdente nei vertici». Lo afferma, commentando il risultato delle elezioni francesi, l'ex presidente del Consiglio e della Commissione europea, Romano Prodi.

«La Germania e la Francia non sono più uguali – aggiunge Prodi – e il presidente degli Stati Uniti Obama telefonava per prima alla Merkel, non a Sarkozy». Dalle elezioni francesi «può ora uscire una soluzione di cooperazione più ampia» in Europa, conclude l'ex presidente del Consiglio e della Commissione europea.
«Bisogna dire ai mercati che c'è un cane grosso che difende l'euro e i bond europei». Lo afferma, anche in commento alle elezioni francesi e greche, l'ex presidente del Consiglio e della Commissione europea, Romano Prodi.
In questa situazione di crisi «siamo all'esproprio dei governi, la sovranità è stata tolta e non è un problema dell'euro: anche la Gran Bretagna» che ha la sterlina «si trova nella stessa situazione. Ovunque il grado di libertà» dei governi «si restringe, tranne che per gli Stati Uniti e la Cina, perchè sono cani grossi e non possono essere attaccati».
Secondo Prodi «per l'Europa non c'è altra uscita se non quella di raggrupparsi e fare massa, anche per il sistema industriale che si deve confrontare con concorrenti di dimensioni enormi. Quello che non capiscono i tedeschi è che gli serve una grande Europa e la Germania non capisce che i sacrifici per la Grecia tornano indietro moltiplicati», conclude l'ex presidente del Consiglio e della Commissione europea.