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Assicurazioni sui mutui: tutti i buchi delle nuove norme che vorrebbero rafforzare la trasparenza delle polizze

Mutui e assicurazioni, un amore che non vuole proprio scoppiare. Con il regolamento emanato a dicembre dall’Isvap (l’organisimo di vigilanza sulle compagnie assicurative) sembrava (finalmente) che fossero stati compiuti passi significativi nel rafforzare la trasparenza delle polizze abbinate ai mutui. Ci si riferisce alle polizze cpi (credit protecion insurance) che proteggono il rimborso delle rate nel caso in cui il mutuatario perda il posto del lavoro o abbia un problema di salute. Polizze di ampio spettro che, nelle ipotesi più costose, coprono anche dal rischio morte. Contratti fino ad oggi venduti anche dalle banche che erogano mutui (pochi sanno che si possono sottoscrivere anche in separata sede presso compagnie assicurative ad hoc), con commissioni altissime, in media il 50% del premio complessivo con punte fino all’83% (come segnalato dalla stessa Isvap).

In linea teorica, per rafforzare la trasparenza dei contratti a beneficio dell’equità e di un sano rapporto tra domanda e offerta occorrono due progressi, rispetto a quanto visto sinora:

1) tagliare drasticamente i costi dei premi assicurativi pagati da chi sottoscrive il mutuo;

2) evitare che la vendita di un contratto assicurativo agganciato al mutuo proposto da una banca sia posto come condizione determinante ai fini dell’erogazione del mutuo. Perché non dimentichiamolo ma, e qui ribadisco un concetto chiave anche del mio libro sui mutui “Il mutuo perfetto”, pubblicato dal Sole 24 Ore:  un’assicurazione su un mutuo rappresenta un contratto di cross selling (ovvero la vendita di un prodotto correlato/accessorio) e come tale, un contratto accessorio non può influenzare/inficiare il contratto principale (erogazione del mutuo).

Detto ciò, cerchiamo di capire come si stanno muovendo i legislatori in Italia per centrare la trasparenza, e quindi inesorabilmente questi due punti:

1) Quanto al primo punto il regolamento di dicembre dell’Isvap sulle polizze mutui ha provato a risolvere il problema stabilendo che a partire dal 2 aprile 2012 gli istituti di credito che collocano polizze non potranno più essere anche beneficiari delle stesse, come accaduto sino ad oggi. In questo modo l’Isvap intende impedire la pratica di commissioni spropositate.

L’Isvap riuscirà nel suo intento? Ci si augura di sì ma la sensazione che il buon proposito venga centrato non è delle migliori. Perché, a quanto pare, sembra esserci un baco a questo tentativo della legge di frapporsi alla cinica intelligenza del mercato: “Se i beneficiari delle polizze caso vita non sono più le banche ma gli eredi del mutuatario la sostanza non cambia molto – spiega Stefano Rossini, di MutuiSupermarket.it -. È vero che in caso di decesso del mutuatario l’assicurazione paga agli eredi, e non più alla banca, il capitale residuo necessario per estinguere il mutuo. Ma se gli eredi non pongono obiezioni e, ne fatti, lo utilizzano per estinguere il mutuo, per gli istituti di credito la sostanza non cambia. Perché indirettamente continuano a essere beneficiari (ricevono il capitale residuo non più dall’assicurazione ma dagli eredi, ndr) e difatti, possono continuare a essere intermediari e incassare le vecchie commissioni di distribuzione. Sarebbero penalizzati qualora gli eredi non utilizzassero il capitale residuo per estinguere il mutuo costringendo l’istituto a ricorrere allo sfratto forzoso e alla successiva vendita della casa all’asta. Ma gli istituti prevedono che questi casi saranno residuali e, comunque, possono sempre riassicurarsi da questo rischio”.

Quindi, sarebbe opportuno che l’Isvap completasse il regolamento per evitare questa (ci auguriamo solo potenziale) stortura.

2) E veniamo al secondo punto. Il mutuo è il contratto principale, l’assicurazione sul pagamento delle rate ne è un eventuale derivato. La logica vuole che un derivato resta un’opzione facoltativa che in nessun caso può impattare sull’impianto base del contratto. E, invece, così non è. Perchè il decreto sulle liberalizzazioni (decreto legge 24 gennaio 2012. n.1, scarica il testo completo in formato pdf) all’articolo 28 ridadisce formalmente: “Le banche, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari se condizionano l’erogazione del mutuo alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita sono tenuti a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi”.

Sebbene a una prima lettura pare essere una concessione a favore dei mutuatari, dato che con effetto immediato si vedranno proporre in banca almeno due contratti assicurativi legati al mutuo, a una seconda, più attenta, lettura emerge un grave colpo alla trasparenza e all’equità. Perché viene formalizzato il principio che gli istituti di credito possono “condizionare” l’erogazione del mutuo alla stipula di una polizza assicurativa, ovvero di un contratto di cross selling/accessorio. Questo si può tradurre in una sorta di ricatto nei confronti di un aspirante mutuatario, non interessato alla sottoscrizione di tali polizze. Ricatto che sottilmente è stato sinora praticato da molti istituti ma che pare clamoroso che venga formalizzato in un testo di legge.

 

www.iltuomutuoperfetto.it

  • Alberto |

    A Raffa
    Facciamo come per le assicurazioni auto: le compagnie abilitate.
    Si chiedono preventivi scritti, quando la banca concede il mutuo vede la compagnia scelta e con quella completa il contratto

  • Raffa |

    qualche giorno fa’ sono stato in banca e su questo punto mi hanno detto che devo fare l’assicurazone con loro perche’ se non viene fatta molto probabilmente il mutuo non viene accettato…cosa faccio?

  • Stefano Melino |

    Carissimo,
    se posso solo aggiungere una falla alla falla ;-): è palese che l’intento del legislatore non è a favore del consumatore. Lasciare la “scelta” della seconda polizza da proporre al cliente alla stessa banca è, di fatto, un’assurdità (soprattutto se non si impedisce, su questa, di intervenire da parte dell’Istituto, come intermediario).
    La soluzione (forse) sarebbe quella di obbligare le banche a comunicare i massimali e le garanzie richieste al cliente ed accettare polizze esterne che il consumatore potrà quindi reperire sul libero mercato.

  • Ivan |

    Condivido pienamente le considerazioni fatte nell’articolo di Vito. I motivi di questo comportamento normativo sono molto semplici, è evidente che le banche hanno enorme potere ed influenza (all’interno dell’attuale esecutivo ci sono due importanti esponenti del settore bancario), per questo succedono eventi di questo tipo. A mio parere le cause di questa politica di vendita dei mutui è legata al fatto che fino a 5 anni fa il prodotto mutuo era enormemente lucroso per le banche per merito del sistema della cartolarizzazione, oggi non più realizzabile (diciamo grazie al vergognoso abuso fatto di questo strumento dai colossi bancari americani fino al 2007). Questo sistema permetteva condizioni super vantaggiose per i mutuatari e liquidità immediata per le banche che potevano reinvestire. Trovatesi con il giocattolo rotto le banche si sono inventate le CPI per ottenere una forma di guadagno immediato dai mutui (quasi sempre il premio assicurativo viene proposto a premio unico anticipato e non a premio annuale, chissà perchè…). Dal punto di vista del cliente, a mio parere, è comunque importantissimo tutelarsi con questo tipo di assicurazione (a meno che non si tratti di un unico richiedente senza famiglia, che comunque oggi il mutuo probabilmente non lo prende), si tratta di un investimento a lungo termine da proteggere perchè interessa la sfera familiare. Guardando il bicchiere mezzo pieno, due proposte sono meglio di una, quindi è necessario leggere attentamente le condizioni e gli eventi assicurabili in modo da scegliere la proposta più vantaggiosa (non solo nel prezzo). Per legge nel contratto è esposto l’importo della provvigione che incassa l’intermediario, in questo caso la banca, addetto alla vendita della polizza.

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