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Mutui, dove sono finiti i variabili a tasso Bce?

Dove sono finiti? Nelle principali offerte non v'è n'è traccia. Allo sportello bancario non se ne parla. Gli indizi ci sono tutti: i mutui a tasso variabile agganciati all'andamento del tasso Bce sono caduti nel dimenticatorio. Con il forte sospetto che molti aspiranti mutuatari neppure conoscano questa opzione rilanciata a fine 2008 dal governo all'interno del decreto "anticrisi" (n. 185 del 29 novembre 2008): «A partire dal 1° gennaio 2009, le banche che offrono alla clientela mutui garantiti da ipoteca per l'acquisto dell'abitazione principale devono assicurare ai medesimi clienti la possibilità di stipulare tali contratti a tasso variabile indicizzato al tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale della banca centrale europea. Il tasso complessivo applicato in tali contratti è in linea con quello praticato per le altre forme di indicizzazione».
Quest'obbligo per le banche è stato introdotto proprio per evitare il ripetersi di casi analoghi a quanto successo nell'autunno del 2008, quando gli indici Euribor – sulla base delle cui variazioni vengono calcolate le rate della maggior parte dei mutui variabili stipulati e offerti in Italia – decollarono fino al 5,28%, in scia alla crisi generata dal fallimento Lehman Brothers e alla contrazione del credito interbancario a livello globale.
Ma la schizofrenia degli Euribor ha avuto vita brevissima, perché questi sono repentinamente crollati sotto l'1% già nel primo trimestre 2009, scendendo al di sotto dell'allora tasso Bce (1,5 per cento). Motivo per cui i mutui variabili agganciati al tasso di riferimento fissato dalla Bce (attualmente all'1%) non sono mai decollati. «Nel 2009 la quota dei mutui Bce è stata pari ad appena il 2,6% dell'erogato complessivo e nel 2010 sotto l'1 per cento – spiega Stefano Rossini di MutuiSupermarket.it – ma in questa fase possono tornare alla ribalta».
Come mai?
Approfondimento sul Sole 24 Ore (con la tabella delle nuove offerte)